I Tarocchi e la catarsi

I Tarocchi disegnano sul tavolo un mondo intero. Il suo mondo.

Lo vedo schiudersi a metà tra le mie carte e i suoi silenzi, quel mondo prezioso e nascosto, quel mondo travestito da educato riserbo in punta di piedi per paura di disturbare.

Ad ogni parola che i Tarocchi le rivelano, il suo viso aggiunge un tocco lampone al suo colore mentre i riccioli che lo nascondevano lasciano pian piano spazio ad occhi senza scudo.

Onde immense riflesse dietro a una diga che non tiene.

I Tarocchi sono davvero mistici.

Possono essere letti, ma la verità è che sono loro a scriverti dentro.

Mi guarda, poi fugge lo sguardo.

Le sue pupille si fanno specchi lentamente.

I Tarocchi le parlano ancora una volta sfiorando la crepa della diga ed ecco che un sorriso puro come il germoglio che spunta dalla terra lascia alle lacrime la via di sé stessa.

Sorride, e piange.

Piange ed è sé stessa.

Mentre si allonana ritiro le carte pensando a Paul-Jean Toulet,

“Se piangi di gioia, non asciugare le tue lacrime: le rubi al dolore.”

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Grazie di Cuore.

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