Il mozzicone, l’ego, l’Amore

La intravedo attraverso la vetrata.

Io dentro al locale. Il tavolo, i Tarocchi, il calice di rosso.
Lei fuori. Il vestito rosso, l’agitazione, la sigaretta.

La aspetto.
Lei aspetta.

Getta il mozzicone sul marciapiede, espira l’ultimo sbuffo di fumo, apre la porta.

Passo deciso. Volto deciso. Si siede. «Ciao»
«Ciao»

Mi fissa.
Mi schiarisco la voce.  «Cosa ci fai seduta al mio tavolo?»
«Ho una domanda.»
«Su cosa?»
«Sull’amore.»
«Ti ascolto.» I Tarocchi restano chiusi. Non servono, non ancora.
«Mi merito l’amore». Incrocia le braccia. «Me lo merito.»

Perché lei da tutto. Il 110%, ogni volta. Perché lei accudisce, è presente, ascolta, scende ad ogni compromesso, è buona e bla bla bla. Non se lo spiega proprio, ogni volta finisce male! Tutti stronzi, gli altri.  Ma lei no, lei si merita l’Amore, quello con la A.

I Tarocchi sul tavolo, chiusi.

Sento il suo sguardo addosso. Tamburella sul tavolo con le dita.

Alzo la testa.
Un angolo della sua bocca si arriccia.
Piazzo gli occhi dentro i suoi. Tolgo le dita dalla corda dell’arco. Il sibilo della freccia contro il suo ego. «Tu non sai un cazzo dell’amore.» Volutamente volgare, volutamente provocatorio, volutamente diretto.

I suoi occhi sgranano. Si fanno colore del suo vestito. Rabbia. Scudi. Paura. Colta alla sprovvista, si apre una breccia tra il suo ego e le sue ombre. Una fessura piccina, ma grande abbastanza.

«Ti sei osservata? Eri fuori. Fumavi la tua sigaretta, nervosa. L’hai gettata sul marciapiede per entrare qui e pretendere il risarcimento dall’amore, gli arretrati che pensi di aver già pagato.» Guardo oltre la vetrata. Punto l’indice verso la strada, proprio dove prima c’era lei. «Hai lanciato la sigaretta senza guardarla, con quella confidenza di chi lo fa ogni giorno.» La guardo in faccia. «Non hai rispetto. Per il marciapiede, per Madre Terra, per gli altri passanti, per le persone che si alzano all’alba a pulire la strada per te. Non hai rispetto nemmeno per te stessa.» Scuoto la testa. «Stavi solo pensando a entrare qui, a prendere qualcosa da me, qualcosa di dovuto. Non conosci il rispetto, ma pensi di sapere tutto sull’Amore.»

Indietreggia con la schiena. Non posso vedere i suoi piedi, ma so che ha tirato indietro anche quelli. «Ma io…»

Piazzo il palmo della mia mano tra lei e me. Si interrompe. Abbasso la mano. «Risparmia le buone scuse. Le ho già sentite tutte. Sei spaventata, e lo comprendo. Sei delusa, e lo comprendo. Ma io sarò sincero. I miei Tarocchi saranno sinceri. E non li aprirò fino a quando non sarai sincera anche tu. Se vuoi mentire a me, non me ne importa nulla, ma a te stessa, no, questo no. L’amore richiede rispetto.»

Sì alza di scatto, sbatte la sedia, si allontana di due passi.
Si ferma. La sua cassa toracica si gonfia. Si sgonfia. Sento lo sbuffo.  Alcune persone la fissano.

Si volta verso di me. Si avvicina come un gatto guardingo. Si siede. Sembra occupare meno spazio di prima.

La guardo.
Mi guarda.

«Cosa ci fai seduta al mio tavolo?»
«Vorrei capire alcune cose sull’Amore, capire come migliorare.»

Le sporgo le carte. «Avanti, mescola.»

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Grazie di Cuore.

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