Esercizio: l’Arcano Erudito

“La cultura non è un lusso, è una necessità.”

Gao Xingjian, La montagna dell’anima, 1989

Che cos’è la follia?
Come esorcizziamo la morte e il dolore?
Quali sono i disegni del destino?
Esiste un piano più grande?
Cos’è l’amore?
Come affrontiamo la solitudine?
Dio esiste?
E la magia?
Qual è il senso della vita?
Qual è il mio scopo?

Non esiste epoca o luogo remoto del mondo in cui non ci siano stati individui mossi da questi universali “perché”; da Dante a Michelangelo, Da Shakespeare a Emily Dickinson, da Aristotele a Klimt, dalle più antiche popolazioni sciamaniche fino ai più moderni film di animazione.

Le grandi domande dell’uomo sono sempre presenti, intorno e dentro di noi.

Che gli stessi misteriosi creatori dei Tarocchi siano stati mossi a loro volta da questi ancestrali quesiti?

Il Matto, La Morte, La Ruota della Fortuna, La Giustizia, Gli Amanti, L’Eremita, Il Papa, Il Mago, Il Diavolo…

Antichi specchi dell’animo umano.

Ma cosa c’entra tutto questo con l’esercizio sui Tarocchi?
Te lo spiego con un esempio personale.

Se io penso alla carta del Mago, mi ritorna spesso in mente una poesia di Emily Dickinson che dice:

Il miglior incantesimo è geometria nella mente del mago,
i suoi atti ordinari sono imprese agli occhi dell’umanità.

Una abilità interiore, ma non comprensibile o visibile all’esterno, appare all’osservatore come qualcosa di sbalorditivo.

Questa poesia mi ricorda un gioco di prestigio, dove un prestigiatore, attraverso una serie di trucchi nascosti, mostra al suo pubblico una realtà apparentemente impossibile.

Il Mago mi riporta anche alla mente il concetto di “abracadabra”, dall’aramaico “Avrah KaDabra”:

Io creerò come parlo.

Da studioso dell’ipnosi ho sperimentato diverse volte il potere suggestivo delle parole, e il concetto di “abracadabra” lo associo al fatto che il modo in cui una persona descrive il mondo creerà la sua realtà. Se, ad esempio, io pensassi “non ce la farò mai”, sto creando una realtà in cui probabilmente non ce la farò mai, convincendomi da solo di questo.

Henry Ford disse:

“Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione”

Esemplifica bene il concetto.

Come vedi, le mie personali esperienze di vita mi hanno messo a conoscenza dell’illusionismo, dell’ipnosi, del significato della parola Abracadabra, delle poesie di Emily Dickinson, della citazione di Henry Ford e così via.
Senza di esse non avrei gli stessi spunti sull’arcano del Mago durante una lettura dei Tarocchi.

Questa si chiama fertilizzazione incrociata: qualcosa appreso in un ambito che offre spunto in un ambito differente.

L’ESERCIZIO: SVILUPPARE LA FERTILIZZAZIONE INCROCIATA

Prendi uno degli arcani, quello su cui vuoi lavorare oggi, e cerca di connetterlo alle tue conoscenze personali. Poi, espandi la tua conoscenza della carta cercando concetti e parole chiave dell’archetipo in altri ambiti, come ad esempio:

  • libri, romanzi, racconti, poesie
  • film, documentari
  • musica
  • hobby
  • quadri, opere d’arte
  • aforismi
  • personaggi storici
  • qualunque altra cosa…

Non importi limiti, approfondisci la tua comprensione di ogni arcano attraverso le cose più disparate. Puoi usare google, andare in libreria, chiedere ad amici o il modo che preferisci.

Se sai tutto sui Tarocchi ma niente di null’altro le tue letture saranno a due dimensioni: avranno poca profondità.

Inoltre devi tenere a mente che davanti a te avrai probabilmente una persona che ti ascolta e che non sa nulla di Tarocchi.

Più metafore e riferimenti hai a disposizione per farle capire il senso di quello che le carte le stanno comunicando, più ti sarà facile aiutarla.

“La cultura consiste di connessioni, non di separazioni: specializzarsi è isolare.”

Carlos Fuentes

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Grazie di Cuore.

Scopri anche l’esercizio: l’arcana chiacchierata.

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