i Tarocchi e l’Incantastorie

Oggi parliamo con un tarologo, anzi, un cantastorie, anzi l’Incantastorie.
Sto parlando di Stefano Cavanna.
Come descriverlo? Beh, lo lascio a fare a lui:

Un vagabondo mancino e con i capelli rossi si avvicina alle porte di una città, chiedendo di poter entrare.
“In che cosa sei esperto?” chiede il guardiano “Sappi che chi è senz’arte non può entrare.”
Sono un attore. Mettimi alla prova.”
“Noi non ti vogliamo, abbiamo già i nostri attori.”
“Ma sono anche scrittore.”
“Abbiamo già uno scrittore.”
“Sono narratore di racconti.”
“Questo non ci interessa, abbiamo già un narratore di racconti.”
“Sono anche mago.”
“Abbiamo maghi a volontà.”
“So leggere i Tarocchi!”
“Abbiamo i nostri cartomanti di corte.”
“Mettimi alla prova: sono un flautista e suonatore di chitarra.”
“Niente da fare, abbiamo già un musicista.”

Allora l’uomo disse al guardiano:
“Vai a chiedere al re se egli ha un uomo capace di fare tutte queste cose insieme e, se ce l’ha, io non chiederò di entrare.”

Ecco, questo è Stefano.
Un caro amico da molti anni, compagno di mille bizzarre avventure – credetemi, veramente bizzarre – ma soprattutto un grande esperto di storytelling in congiunzione con i Tarocchi.
Potevo non intervistarlo?
Ed eccovi qui il sunto della nostra chiacchierata.

Come mai ti sei avvicinato ai Tarocchi?

Penso di averne sentito parlare per la prima volta quando ero al liceo, in quarta ginnasio (14 anni). Non avevo idea di cosa fossero, se non per averli visti di sfuggita in tv con “La Zingara”, avevo pensato che fossero carte strane e niente di più, un po’ come le carte di Magic, che erano carte ma non lo erano, allo stesso tempo.

Con il tempo il concetto di “futuro che si può vedere attraverso le carte” ha incominciato a lusingarmi e a sedurmi (e non facciamo finta, che tutti ci siamo avvicinati ai Tarocchi per quel motivo, salvo poi correggere il tiro leggendo il materiale giusto) non tanto perché ci credessi, quanto perché volevo capire come fosse possibile parlare di avvenire con dei pezzi di carta, i loro simboli, perché proprio quei nomi e così via.

Poi una mia amica mi regalò un libro di Laura Tuan e Domenico Balbi e da lì ho iniziato.

Ricordo ancora una lettura disastrosa a un mio compagno di scuola seduti sul tappeto di casa mia, usando i Tarocchi di sua sorella (e non è un modo di dire), in cui io annegavo nelle pagine del libro cercando di prevedergli il futuro e lui che prontamente smentiva ogni mia affermazione.

Un inizio col botto, senz’altro!

Saggiamente decisi di accantonare il tutto. Comprai infatti il primo mazzo di Tarocchi solo quattro anni dopo, in terza liceo, quando andai in gita a Praga.

Mi sono detto: “Città magica, vuoi che non mi porti a casa qualcosa di magico?” e, subito per cominciare bene, comprai i Tarocchi di Aleister Crowley.
Che hanno figure diverse rispetto a quelle che avevo sul libro. Con i nomi scritti in ceco. Imbarazzante, ancora una volta.

Sì, ora che rileggo quanto ho scritto, diciamo che è stato un avvicinamento abbastanza traumatico, ma penso che, se non avessi vissuto quelle esperienze, non avrei voluto rivoluzionare il mio modo di vedere quel mondo (che, comunque, continuava ad affascinarmi) grazie a Jodorowsky e al suo pensiero.

Come mai unire i Tarocchi allo storytelling?

Perché amo Italo Calvino. I Tarocchi, a cominciare da quelli di Crowley, che così sono nati, sono dei meravigliosi dipinti e sicuramente le immagini sono evocative, ma fino a un certo punto non avevo mai pensato di usarli per altro che non fosse la lettura (disastrosa, vedi sopra).

È stato sempre quel mio amico del liceo, involontario e difficilissimo precursore dei tanti che vennero, a dirmi, dopo la gita a Praga, che aveva letto un romanzo di Italo Calvino in cui usava i Tarocchi in un modo diverso. Lessi così “Il Castello dei Destini Incrociati” e fu subito amore.

Mi mancò subito il non avere un mazzo di Tarocchi “normale” per incominciare subito a creare le storie, ma, ancora una volta, tenni a freno la passione fino al terzo anno di università, quando acquistai il primo mazzo “normale” (quello di Jodorowsky).

Mi resi conto che sarebbe stato possibile raccontare delle storie osservando come gli oggetti delle figure passassero di carta in carta e già questo era qualcosa di insolito, ma eravamo ancora molto lontani dai destini incrociati di Calvino.

L’illuminazione venne quando io e te iniziammo a leggere i Tarocchi nei locali torinesi.

Lì compresi che con i Tarocchi si potevano già raccontare le storie delle persone che sedevano di fronte a noi e che dunque, romanzarle in stile di fiaba, mettendo il consultante come protagonista sarebbe potuto diventare un notevole valore aggiunto.

Quali esercizi consiglieresti per “interiorizzare” gli arcani?

Parlando di figure (non quelle barbine che ho fatto io ai miei primi tentativi di lettura) consiglio di essere un po’ nerd: mettete insieme tutti gli Arcani Maggiori con fattezze umane e le figure dei Minori.

Estraetene una a caso e provate a inventarvi chi sia, quale sia la sua storia, prima, dopo e durante l’immagine che lo ritrae.

Prendete invece i quattro assi e le figure non umane dei Maggiori e provate a inventarvi una leggenda su questi oggetti o luoghi.

In questo modo, tra l’altro, si arriva a comprendere che in storytelling arcani minori o maggiori non fanno differenza (e, se è vero come è vero che leggere i Tarocchi è fare uno storytelling sui generis, allora perché togliersi risorse narrative usando solo i 22 arcani maggiori?).

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sicuramente lavori sugli archetipi. Ho avviato il progetto T.A.L.E. e sto continuando a scrivere i miei destini incrociati (quattro carte estratte a caso, creando su queste una storia che esuli dai loro significati, semplicemente osservando le immagini), ma quando raggiungerò l’anno da quando questo progetto è partito (gennaio 2019) proverò a costruire una griglia in cui, settimana dopo settimana, tutte le carte e tutti i destini delle storie vanno a incrociarsi (molto più simile all’idea di Calvino, dunque).

L’ultimo progetto su cui sto lavorando è lo storytelling con i Tarocchi portato all’estremo: una combinazione di narrazione e lettura.

Si estraggono dodici carte, una per punto del Cammino dell’Eroe (elemento imprescindibile per chiunque si occupi di narrazione e non solo) e si va a costruire una storia che sia al contempo una fiaba (dunque lasciandosi ispirare dalle immagini) ma che includa i significati di lettura delle carte.

Ne ho già scritte parecchie, per altrettante persone che hanno voluto provare.

Non è una cosa immediata, mi ci va circa una giornata, (perché la storia va scritta) ma i risultati sono sorprendentemente potenti e sicuramente con la pratica migliorerò i tempi.

Ci fai un esempio di storia creata con i Tarocchi?

Stefano estrae queste quattro carte:

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Poi incomincia a creare una storia:

Un giovane cavaliere, impegnato nella sua Cerca, giunse infine a un castello.

Sulla spianata c’erano, conficcate in terra, numerose spade.
Alcune arrugginite, altre lucenti, ma tutte spezzate.
“Altri sono venuti a sfidarmi” tuonò una voce, che fece imbizzarrire il cavallo del giovane “Ma nessuno ha vinto.
Troppo forte è il potere della magia e nulla può l’acciaio contro di esso”.

Il giovane, calmato il suo destriero, scese da cavallo, si spogliò dell’armatura e disse:

“Non sono qui per lottare contro di te, ma per porgerti omaggio. Ti chiedo infatti di prendermi come tuo allievo.”

“Perché mai dovrei? Non ho bisogno di nessuno: io comando al sole e alla luna, cosa può offrire un mortale?”

“Proprio perché sei così potente, è opportuno che tu interrompa il tuo isolamento. Un calice colmo, se continuato a riempire, non farà che trabordare, ma se vi sono altri calici al di sotto, pronti ad accogliere il suo contenuto, nulla andrà sprecato.”

Il mago non rispose, ma le porte del cancello si aprirono. Il giovane entrò e di fronte a lui trovò una statua imponente, dalle fattezze femminili, che protendeva le mani verso di lui. Diversi animali si avvolgevano alla donna.

“Qual è l’animale più saggio?” chiese il mago

“Non l’altezzoso cigno, che si sforza per mantenere una compostezza che è solo esteriore, che fugge quando il tempo non è clemente. Non la sgusciante anguilla, sfuggente e incapace di vivere al di fuori del suo ambiente. Il più saggio è la tenace tartaruga, che avanza con lentezza, appesantita ma protetta, senza tuttavia essere completamente chiusa al resto del mondo. Cauta ma curiosa.”

Solo allora apparve il mago, un piccolo vecchio curvo per gli anni, che sorridendo, invitò il giovane a salire le scale che conducevano al piano superiore, della torre e dell’esistenza del futuro signore della magia.

Grazie Stefano di questo splendido esempio per allenarsi a connettere le carte – e connettersi alle carte – e ritornare bambini, facendo nascere dal nulla storie e racconti che, come in una lettura, prendono vita e si raccontano da soli.

Se volete sapere di più su Stefano Cavanna e la sua arte, potete farlo attraverso il suo sito:

https://lincantastorie.wordpress.com/

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Grazie di Cuore.

Leggi anche: esempio pratico di una lettura con tre carte

 

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