Quanto dura una lettura dei Tarocchi

Domanda semplice, risposta complicata.

A parte i vari call-center di cartomanzia con i loro tariffario al minuto dove più ti tengono in linea e più la tua bolletta lievita, la durata di una lettura di tarocchi varia in base a molti fattori.

La durata della lettura e il numero di letture necessarie dipendono dall’obiettivo del consultante e dal motivo del consulto.

In base all’obiettivo il cartomante consiglia il tipo di lettura, se fare una lettura potenziante o divinatoria, se conviene una lettura completa della persona, della situazione e delle dinamiche passate che hanno portato a dei blocchi, o se invece è solo una domanda su un ambito molto preciso e ristretto e con un consultante conosciuto con cui si è già svolto del lavoro al quale può bastare anche una lettura rapida.

Dipende molto anche dal lavoro su di sé che la persona consultante ha fatto nel tempo.
Inoltre dipende da quanto si vuole andare a fondo sulla questione posta.

In genere io per le letture potenzianti brevi, lavoro con il consultante una ventina di minuti.

Se invece devo svolgere una lettura potenziante completa, con un lavoro per smuovere dei blocchi, in genere non scendo sotto l’ora e mezza. Ma ci sono delle volte in cui arrivo tranquillamente anche a tre ore di lettura ed esercizi pratici.

Poi varia tantissimo dal numero di resistenze che la persona pone sui tasti che tocchi e su cui deve o vuole lavorare, e su quanto la vostra esperienza vi fa trovare il modo di scogliere quei nodi velocemente.

Le letture che invece implicano il lavorare su piani di coscienza differenti, spesso più divinatorie o sciamaniche come approccio, hanno nel mio caso un tempo totalmente variabile.

Non è una cosa che viene svolta a comando, e non è una cosa che svolgo con chiunque.
Generalmente scelgo questo approccio solo con persone che conosco bene o che percepisco avere un certo percorso dietro molto solido.

Questo tipo di lettura non ha lo stesso esito con tutti i consultanti, per cui possono esserci volte in cui mi arriva qualcosa appena il consultante entra nella stanza, come volte in cui la lettura è molto più articolata e le esperienze che si creano possano variare di gran lunga la durata della stessa.

Certo, con il tempo e l’esperienza impari a gestire i ritmi, ma essendo una cosa molto personale ed un dialogo tra esseri umani, non è qualcosa che sta sui granelli di clessidra.

Solo tu puoi sentire quanto tempo ti serve per raggiungere gli obiettivi del consultante e fare quindi ciò che è meglio per lui. Solo tu sai quanto in media necessiti per lavorare su una determinata domanda o situazione.

Il mio consiglio è di sperimentare, sapendo che non esiste una regola.
Nessuno ti vieta di fare lettura da un quarto d’ora così come da tre ore.
Sono le tue letture, quindi lo puoi decidere tu.

L’importante è anticipare al consultante quanto la questione che pone possa richiedere come tempo.

Se una persona chiede ad un dentista se ha una carie, il dentista ci mette cinque minuti a controllare e rispondere, e poi avviserà il paziente che servirà circa una mezz’ora per fare l’otturazione.

Se una persona invece arriva dal dentista con tutti i denti spaccati e gli chiede di sistemare tutta la bocca in mezz’ora, beh, forse il dentista farà presente che non è possibile raggiungere quell’obiettivo in quel tempo.

Se una persona insiste per l’obiettivo che vuole nel tempo che vuole lei, ti do un consiglio, dille di rivolgersi altrove.

Il “mi spiace, non leggo a queste condizioni” è la lettura più veloce che tu possa fare, oltre che la più salutare per te a volte. Perché ricordati che tempo ed energie non te le ridà indietro nessuno.

Il tempo degli uomini è eternità ripiegata.

Jean Cocteau, Il mio primo viaggio, 1937

Leggi anche l’esercizio: il Viaggio del Matto.

 

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