La lanterna dell’eremita

Nessuna lanterna può illuminare meglio di quella del silenzio.

Bayazid Bastami, mistico sufi

L’Arcano VIIII, con la sua lanterna nel buio, la sua lunga barba, il modesto mantello e il bastone di legno, non può non ricordarmi un vecchio saggio.
Una persona in cammino alla ricerca della conoscenza.

L’altro giorno riflettevo sulla lanterna.

Così mi sono chiesto cosa sarebbe accaduto se avessi immaginato la scena oltre lo sfondo della carta.

Cosa sta guardando l’eremita?
Verso chi è rivolto il vecchio saggio?
E se fosse rivolto verso se stesso all’inizio del percorso?

Se guardasse il Matto?

Un matto che avanza, senza nulla, mosso da qualcosa di inspiegabile.

E se il matto avesse visto, in lontananza nel buio, la lanterna dell’eremita e si fosse così messo in viaggio verso quella luce?

E se nel fagotto del matto ci fosse proprio la lanterna, ora spenta in attesa della notte?

E se il bastone che sostiene i passi del matto fosse lo stesso sostegno del vecchio eremita?

Così, nel suo lungo viaggio, il folle viandante raccoglie esperienze e, giunto solitario nella notte fino al luogo dove aveva scorto quel barlume nel buio, apre il fagotto e accende la sua lanterna, voltandosi verso il suo stesso cammino, il suo bastone come sostegno.

Il giorno si è fatto notte e il matto si è fatto vecchio saggio.

E di lontano, un giovane matto vedrà questa stessa lanterna accesa nel buio e si metterà in cammino a sua volta, in un surreale viaggio infinito e senza tempo come in un quadro di Escher.

La saggezza dell’eremita è forse l’invitare il matto al cammino, semplicemente essendo lui stesso l’esempio della sua ricerca.

Il saggio non pretende di insegnare alcunché.
Non è lui ad andare verso il matto, non cerca di indottrinare nessuno.

Lui sta fermo, nella notte, con la sua lanterna.
Sta lì, tra le ombre, portando la sua luce.
Manifestando coerentemente se stesso.

L’eremita non porta una luce, l’eremita è il faro.

Se porti una candela in una stanza buia con il buon intento di far luce ad altri, potrai trovare chi sta dormendo e non vuole essere svegliato da quell’accecante bagliore, o chi ti venererà come un miracolo perché brancolava nelle tenebre.

Ma se invece semplicemente vivi il tuo cammino, nel qui ed ora, con la tua lanterna, sarai raggiunto solo da chi è pronto, da chi è davvero in ricerca di quella stessa fonte, senza venerazione, né paura, né rabbia, né imposizione.

Quante volte ho provato a dire la mia, a portare la mia esperienza, la mia prospettiva a qualcun altro, e alla fine si creava soltanto una inutile e sterile discussione dove ognuno voleva soltanto avere ragione.

Certo, lo facevo per far del bene forse, ma magari stavo portando la lanterna dove tutti stavano dormendo. O forse io stesso dormivo e non volevo vedere la luce altrui.

L’eremita mi ha insegnato una cosa semplice: sii la dimostrazione del tuo stesso percorso.

Qualcuno, da lontano, forse si sta già mettendo in viaggio guardando la tua lanterna.

Non andare in giro a imporre la tua luce.
Se l’eremita fosse andato dal matto, il matto non si sarebbe mai messo in cammino.
Quante avventure si sarebbe perso!

Dentro la mia bottiglia vuota stavo costruendo un faro, mentre tutti gli altri stavano facendo navi.

Charles Simić

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Grazie di Cuore.

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