Sconnessi

Quando si é immersi nella natura, senza futili distrazioni, capita spesso di sentirsi maggiormente in contatto con il divino.

Possiamo essere seduti sull’erba e la terra umida di una montagna, con i nostri pantaloni più sgualciti, essere spettinati, senza null’altro che il nostro silenzio eppure riusciamo a sentire forte e chiara quella connessione.

Allora mi chiedo come mai, se abbiamo fatto esperienza di questa percezione, nel quotidiano poi crediamo che per vivere e comunicare con il divino serva questo o quel mazzo di carte degli angeli, sibille, tarocchi, appoggiate su questa o quella tovaglia dai colori improbabili, con simboli sopra che nemmeno conosciamo così bene, comprata a peso d’oro in questo o quel negozio esoterico noto in città.

Come mai l’ennesimo libro a cui far prendere polvere sulla nostra libreria zen ornata di paccottiglia, come mai un forzato e costante pensiero positivo a tutti i costi che sotterra nel nostro profondo tutto ciò che in realtà reprimiamo pur di apparire spirituali.

Mi chiedo se tutte queste superfici le creiamo davvero per sentirci connessi o soltanto per nascondere il fatto che non riusciamo a sentire davvero.

Esco dalla tenda e il freddo pungente della notte sopra i duemila metri mi fa sentire il calore del cuore.
Una rugiada di stelle illumina la quiete del lago.

Non serve null’altro,
Nemmeno la mia identità.

 

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Grazie di Cuore.

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