Il Tarocco, lo scheletro che balla

Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare.
[…]
Se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.

Alessandro Baricco, Novecento

Il Tarocco è un pianoforte con settantotto tasti, dove tu puoi interpretare infinite sinfonie.

Uno scheletro, fatto di solide ossa in grado di sostenerci, ma tanto ricco di articolazioni da poterci far danzare.

Gli arcani del Tarocco non sono quindi pezzi slegati tra loro, a compartimenti stagni, ma tutti collegati in una meravigliosa ragnatela, dove muovendo una singola vertebra tutto il resto del corpo si sposta fluidamente in relazione.

Per questo è molto importante che osservi il tuo mazzo e comprendi quale impalcatura lo sorregge.

Purtroppo pochi mazzi, e soprattutto pochi libri, rivelano uno scheletro ben definito.

Come mai?

Il  motivo è molto semplice: molti mazzi questo scheletro non lo possiedono.

Questo accade poiché diversi mazzi vengono creati da designer o illustratori che disegnano il mazzo di Tarocchi come esercizio di stile, prendendo spunto da mazzi classici, generalmente di derivazione Rider-Waite.

Solo che non conoscendo bene il Tarocco, inseriscono nella raffigurazione di una carta solo la singola metafora della stessa, perdendosi dettagli piccoli ma preziosissimi.

Quando leggi i Tarocchi, ti accorgi immediatamente della differenza tra usare un mazzo con uno scheletro ben strutturato rispetto ad un mazzo che non lo possiede.

Esattamente come per il pianoforte, percepisci subito delle note in armonia tra di loro rispetto ad un accordo stonato di tasti pigiati a caso.

Altre volte invece capita che un mazzo sia incredibilmente strutturato e il suo scheletro sia forte e saldo, ma la nostra conoscenza di esso sia limitata e quindi non in grado di vederlo.

Questa lacuna capita perché molti testi in commercio raccontano le singole carte e non il loro insieme, oppure perché si comincia ad usare un mazzo leggendo soltanto il libricino che spesso è incluso dentro alla scatola del mazzo, che è molto basilare e si limita a fornire qualche parola chiave per ogni carta.

Premesso che io sono il primo a consigliarti di tuffarti nelle letture anche solo conoscendo i significati di base, perché questo serve a farti prendere dimestichezza.

Un po’ come iniziare a buttarti in acqua per imparare a nuotare, ma se poi vuoi fare il nuotatore agonista, allora necessiti di tutta un’altra preparazione.

Ma iniziamo a capire come riconoscere uno scheletro.

Un esempio di ossatura di un mazzo di Tarocchi

Per farti capire di cosa parlo, ti mostro alcuni dettagli del mazzo di Marsiglia restaurato da Camoin e Jodorowsky.

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Le Soleil, XVIIII – Le Diable, XV – mazzo di Marsiglia restaurato Camoin – Jodorowsky

Notato nulla?

Sicuramente ti sarai accorto che a colpo d’occhio queste due carte, Il Sole e Il Diavolo, rivelano tra loro una certa simmetria.

Ma guardiamo con attenzione.

Gli occhi del Sole sono strabici, così come lo sguardo del Diavolo.
E i raggi del Sole in alto creano due corna come le corna di un Diavolo.
I colori dei raggi del Sole sono gli stessi delle ali del Diavolo.

Ma fin qui potrebbe essere solo una serie di fortuite coincidenze, in fondo.

Ma andiamo oltre.

Le due figure sotto il Diavolo hanno il guinzaglio.
Le due figure sotto il Sole hanno un collare rosso.

La figura di destra, nella carta del Sole, ha tre puntini sul torace, dal lato destro.
La figura di sinistra, nella carta del Diavolo, ha tre punti sul torace, dal lato sinistro.

Oh, toh, guarda, la figura di sinistra nella carta del Sole ha la coda!
Proprio come le figure sotto il Diavolo!

Ma che bizzarra coincidenza!
Il caso a volte, eh?

Bene, penso tu convenga con me che non sia proprio casuale questa serie di elementi che collegano le due carte – e non te li ho nemmeno rivelati tutti.

Queste due carte sono quindi collegate nell’ossatura del mazzo così come lo è l’omero del braccio ad una scapola, e se durante una lettura lavoro su uno di questi due archetipi, so che anche l’altro riceverà un movimento di conseguenza.

Ma questo non è che un’inezia.

Comprendendo gli indizi che collegano le carte tra di loro, ci può essere rivelato il senso stesso delle carte, il modo di interpretarle.

Vuoi vederne un esempio?

Il posto migliore per nascondere qualsiasi cosa è in piena vista.

Edgar Allan Poe

Vediamo insieme la carta XXI, Il Mondo:

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XXI, Le Monde

La carta XXI mostra agli angoli quattro elementi, un angelo, un’aquila, un leone e un bue.

Quindi già ci comunica una divisione in quattro elementi, come i quattro semi presenti nel Tarocco.

Se però osserviamo con attenzione scopriamo che di queste quattro figure, tre hanno un’aureola, mentre il bue non ce l’ha, e se guardiamo meglio, delle tre aureole solo due hanno lo stesso colore rosso, mentre una è arancione.

Ricapitoliamo:

  • Quattro elementi
  • Tre con simbolo, una senza
  • Dei tre simboli, due identici, uno diverso.

Il Mondo sembra rivelarci una struttura nascosta che può raccontarci come interpretare alcune cose.

Un piccolo grande mistero.

Cosa succede se osserviamo allora i quattro semi dei Tarocchi?

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5 di Spade, 5 di Bastoni, 5 di Coppe, 5 di Denari

Hai già notato qualcosa?

Dei quattro semi, tre hanno a lato il cinque in numero romano, V, mentre il seme di Denari non ce l’ha.

E dei tre semi che hanno il numero romano a lato, Spade e Bastoni che sono graficamente simili hanno il V rivolto in un verso, mentre Coppe, lo possiede rivolto nel verso opposto.

Nuovamente quattro elementi, tre con un simbolo e uno senza, e dei tre con il simbolo, due sono uguali e uno leggermente diverso.

Anche qui la coincidenza ci mette lo zampino?
Se lo fa, bisogna ammettere che possiede una precisione millimetrica.

Come vedi, un buon mazzo non è necessariamente quello con le raffigurazioni più “fighe” o dal gusto estetico più accattivante, ma quello che ha, oltre l’apparenza, una solida architettura in cui danzare.

Ma cosa significano questi dettagli, questa struttura che hai appena intravisto?

Questo lo lascio a te scoprirlo, a te danzarlo.

La danza è tra le nostre funzioni quella che più di ogni altra può essere definita come divina. Essa è la messa di tutti i popoli primitivi e un istintivo omaggio all’ordine dell’universo.

Elie Faure

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Grazie di Cuore.

Leggi anche: quale libro mi consigli per iniziare a leggere i Tarocchi?

 

 

 

 

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