Esercizio: il ricordo di sé

L’attenzione è il sentiero conducente all’immortalità, la disattenzione è il sentiero della morte; gli attenti non muoiono, i disattenti sono già come morti.

Siddhārtha Gautama Buddha, Dhammapada (Versi della Legge), V sec. a.e.c.

E tu sei tra gli immortali o tra i già morti?

Te lo dico io, sei tra quelli morti.

Oh, non te la prendere, lo sono anche io, così come lo siamo praticamente tutti tranne pochi esseri illuminati contabili sulle dita di una mano di un falegname molto distratto.

Questo perché essere in uno stato di costante presenza è uno degli atti più semplici e difficili del globo terraqueo.

Ma cosa significa“ricordo di sé”?

Il ricordo di sé è un esercizio di presenza della Quarta Via espresso dal filosofo e mistico Georges Ivanovič Gurdjieff.

Ricordarsi di sé significa essere presenti, sia all’esterno che all’interno.

Puoi trovarlo concettualmente semplice, ma molto probabilmente non sei in grado, senza grande sforzo, di essere presente a te stesso per più di un minuto di seguito, te lo garantisco.

Ma Andrea, se di solito non sono presente, allora dove sono?

Sei in uno stato di addormentamento.

Prendi sonno ogni notte, eppure sono certo che non riesci mai a renderti conto del momento esatto in cui ti addormenti, non è vero?

La stessa cosa accade quando sei sveglio ma non sei presente a te stesso.

Prova questo esercizio.

Esci di casa e percorri un breve tragitto di cinque o dieci minuti a piedi – io ad esempio lo faccio ogni volta che vado da casa fino alla stazione della metropolitana – e mentre cammini cerca di restare nel qui-e-ora.

Ascolta il tuo respiro, il terreno sotto le suole delle scarpe, l’aria che accarezza il dorso delle tue mani, gli odori, i profumi, i suoni che ti circondano.

Mentre cammini resta costantemente presente a te stesso senza mai distrarti. Non lasciare che la tua mente divaghi tra pensieri, ricordi o fantasie.

Osserva gli alberi, gli edifici, lo sguardo delle persone inconsapevoli che incroci mentre tu non pensi a null’altro se non a restare in piena presenza in ogni gesto.

Una volta arrivato alla tua meta, ritorna indietro, sempre rimanendo costantemente presente.

Sono quasi certo che ad un certo punto ti sei perso nei tuoi pensieri, non riuscendo ad essere presente per tutta la durata del tragitto.

  • Riesci a ricordare esattamente quando la tua mente ha iniziato a divagare, portandoti altrove?
  • Quante persone hai incrociato ma non hai realmente visto perché stavi pensando ad altro?
  • Quante volte hai smesso di sentire l’aria sulle tue dita e il terreno sotto i tuoi piedi?
  • Quanti passi hai fatto mentre eri distratto?

Hai camminato solo qualche minuto, eppure non sei riuscito a rimanere presente a te stesso, a “ricordarti di te”.

Non preoccuparti, non ci riesce quasi nessuno, e ci vuole molto allenamento per restare presenti, ma come ogni altra cosa può essere sviluppata con la pratica e la dedizione.

L’importante è che dentro di te emergano alcune domande.

  • Se la mia mente mi distrae senza che io me ne renda conto, sono consapevole?
  • Sono libero se non governo i miei pensieri?
  • Sono consapevole della mia vita o semplicemente reagisco in modo automatico senza che nemmeno me ne renda conto, schiavo della mia mente?

Come vedi, anche quando sei sveglio hai molte cose in comune con chi è in uno stato di addormentamento, raggiungere nuovi livelli di coscienza è tutt’altro che banale.

Il primo passo è rendersi conto della propria inconsapevolezza.

Quante volte mangiamo senza sentire il gusto, quante volte dimentichiamo dove abbiamo messo le chiavi di casa, se abbiamo chiuso o meno la porta, quante volte ci presentiamo senza ricordarci il nome della persona appena conosciuta.

Per questo ho scelto come immagine dell’articolo un semplice bicchiere d’acqua.

Quante volte beviamo senza esserci?

Quante volte non siamo svegli…

Siamo troppo spesso nel passato, nei ricordi, nelle aspettative, dentro un illusorio futuro.

Proviamo ansia, paura, nostalgia e mille altre emozioni mentre vaghiamo in luoghi inesistenti guidati da una mente distratta che ci controlla senza che nemmeno ci ricordiamo di quando lei ha preso il sopravvento su di noi.

“Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.”

Il Grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald

Prova a fare quotidianamente l’esercizio della passeggiata in piena presenza anche solo per pochi minuti. Il tuo modo di percepire le cose cambierà totalmente.

Cosa c’entra con la lettura dei Tarocchi?

Ricordarsi di sé permette di osservarsi e correggersi, ci rende consapevoli di molti nostri meccanismi limitanti, blocchi emotivi, reazioni istintive ed illusioni mentali.

Più siamo presenti, tanto più siamo liberi.
Tanto più siamo liberi, tanto più siamo in grado di liberare.

L’efficacia di una lettura di Tarocchi non è data dal mazzo di Tarocchi, è data dal livello di coscienza del lettore.

Quando il consultante si siede al tuo tavolo, tu dove sei?

Sei presente nel qui-e-ora o la tua mente sta divagando pensando a cosa dire, a come giudichi il consultante, o come lui potrebbe giudicarti, se è attraente o meno, se ti ricorda qualcuno che conosci?

Sei presente al tuo corpo e alle tue sensazioni fisiche verso le carte che escono in relazione al consultante o stai solo credendo di ascoltare il tuo intuito?

Sei presente all’energia del luogo e del momento o sei altrove a cercare di ricordare i significati delle carte o le frasi da dire per fare colpo?

Sei presente alle tue reazioni emotive date dalla storia del tuo consultante simile alla tua e le sai lasciar scivolare via senza giudicarle?

Sei presente al fluire dell’energia o finisci la lettura completamente spossato e svuotato senza nemmeno aver capito la ragione?

Sei presente al fatto che il consultante ti sta facendo una domanda a parole mentre il suo corpo chiede tutto l’opposto, oppure stai già pensando a cosa rispondergli?

Come vedi, ricordarti di te è una pratica molto importante.

Quando giri una carta, quella carta esce qui, esce ora, così deve essere, così sia.

E tu, nel frattempo, dove ti trovi?

 

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Grazie di Cuore.

Leggi anche l’esercizio: la Centratura

 

 

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