Quando Andrea incontrò i Tarocchi

La seconda parte della storia comincia nel duemilasei.
Sì, la seconda parte.
Dove ho creduto di aver incontrato i Tarocchi.
Ma molto prima, senza che me ne rendessi conto, i Tarocchi avevano già incontrato me.

Ma è una storia bizzarra, che inizia a metà.

La Seconda parte della storia

Diciannove aprile del duemilasei.
Non me lo potrò mai dimenticare.

All’epoca praticavo la capoeira, un’arte marziale brasiliana.
La praticavo tre ore al giorno, quasi tutti i giorni, e anche nel fine settimana andavo con il mio gruppo ad allenarmi al parco o a fare esibizioni e rode in giro.

Era la mia vita, la mia aria, la mia famiglia.

Tutti i miei amici erano capoeristi, come normale che fosse, dato che ero sempre ad allenarmi.

Avevo già il biglietto pronto per il Brasile, dove sarei dovuto andare a praticarla nel paese del mio mestre.

Diciannove aprile duemilasei, il giorno in cui quella macchina non evitò la mia motocicletta.

Ci ho messo quasi un anno per tornare a camminare decentemente e per rimparare a fare le scale.

Tutti i miei sogni e la mia quotidianità quel giorno furono spazzati via come una foglia in mezzo a un uragano.

O segui il nuovo flusso della corrente, o affondi. Non puoi opporti al cambiamento.
Avevo, senza saperlo, incontrato il mio Arcano XVI, la Torre della mia vita.

Così, in quelle lunghe notti di ospedale, cercai di reagire e di usare tutto il fuoco, che fino al giorno prima mi permetteva di fare i salti mortali, per un nuovo scopo.

Ritrovarmi.

Poco dopo mi innamorai di una delle ragazze più importanti della mia vita, Erica.
Ricordati questo nome, perché nasconde il mio filo rosso.

Nello stesso periodo una mia cara amica, Marta, a cui devo molto più di quanto lei creda,  mi consigliò un libro.
L’Alchimista.

Ed era proprio ciò che dovevo fare. Come un alchimista dovevo trasformare il mio piombo in oro.

Così mi lanciai anima e corpo in tutto ciò che poteva aiutarmi a comprendere me stesso e la mia mente in bilico sul filo.

Studiai e praticai teatro, psicologia, ipnosi, yoga, meditazione, mentalismo e, lungo questo strano sentiero durato anni, un giorno mi venne donato un libro – e ringrazio Dafne per questo – di Jodorowsky, la Danza della Realtà.

Nello stesso periodo, un altro libro di Jodorowsky entrò dalla mia porta, La Via dei Tarocchi, su consiglio di un altro preziosissimo amico, Stefano.

Non molto dopo incontrai a Bologna Marianne Costa, che mi aprì un mondo.

Ed ecco che Andrea conobbe i Tarocchi.

Ma questo non è il principio, questa era solo la seconda parte.

La Prima parte della storia

Già, perché in verità i Tarocchi entrarono in contatto con me molto prima, ma solo dopo riunii i puntini e ne vidi il filo rosso.

Mio padre leggeva i Tarocchi.

Non li aveva studiati, andava a istinto, e li usava per predire il futuro a parenti e amici.
Io non credevo a queste cose né ci davo peso, lo trovavo semplicemente una stramberia egocentrica e un suo desiderio di attirare l’attenzione credendo di avere qualche assurdo dono.

Col senno di poi definirei mio padre un “lettore cieco”.

Eccoli lì, i Tarocchi nella mia vita da sempre ed io che li sbeffeggiavo.

Quando mi fidanzai con Erica, subito dopo l’incidente, compresi diverse cose sul concetto di “magia” della vita. Erica fu la prima persona a parlarmi davvero dei Tarocchi.

Mi ricordo che la prima volta che entrai in camera sua mi colpì un grosso telo sul muro raffigurante una mano con la descrizione di ogni linea, parlava di chiromanzia.

Mio fratello, nello stesso periodo, era fidanzato con una ragazza di nome, guarda caso, Erika, una praticante della stregoneria wicca.

Questa Erika regalò a mio padre un mazzo di Tarocchi.
Anche a questo diedi poco peso, in fondo per me erano solo baggianate.
Ironico il fatto che quelle carte furono le prime che usai.

Un padre bislacco, Erica, Erika ed un mazzo di Tarocchi.

Il filo rosso prendeva forma, ma ci misi nove anni a comprenderlo.

La Terza parte della storia

Trenta maggio duemilaquindici.
Luce, una ragazza la cui vita l’aveva portata attraverso sedici traslochi da Firenze alla Spagna, poi Roma, Amazzonia, Roma, Boston, nuovamente Roma, e infine Torino.

Quel giorno Luce entrò nel locale, mi guardò dritto negli occhi e mi disse “chi di voi mi legge i Tarocchi?”

Avevo appena incontrato la mia futura moglie.
La persona più magica che conosca.

Cresciuta in un paesino in Toscana che conta trecento anime se si considera anche il campo santo, lei ha imparato a parlare prima con gli alberi e gli animali che non con le persone.

Lei è per me la Luna, silenziosa e magnetica.

Luce mi guardò dentro in un solo sguardo, ed entrambi cambiammo la nostra vita per sempre.

Ma cosa c’entra, nella foto dell’articolo, la pipa appoggiata ai Tarocchi?

Luce fuma la pipa, passione che mi ha trasmesso.
Un mondo meraviglioso.

Qui a Torino abbiamo conosciuto uno straordinario artigiano, il signor Lucio, che crea con le sue mani pipe da oltre quarant’anni.

Quando seppe che io e Luce stavamo per sposarci, ci chiamò per un caffè insieme.
Il suo regalo di nozze fu una pipa speciale, una pipa che si può fumare solo in due, altrimenti non funziona.

Un regalo bizzarro per due persone bizzarre.
Il giorno del rito nuziale, io e Luce fumammo insieme questo magico oggetto.

Conosciuti grazie ai Tarocchi, uniti da una pipa.

E sai con che materiale è stata fatta la nostra pipa?
Con la radice di un albero di Erica Arborea…

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Se vuoi conoscere meglio il modo in cui mia moglie Luce vive la magia, puoi curiosare il suo blog www.viverelamagia.com.

 

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Grazie di Cuore.

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