I Labirinti del Caso

Che il Tarocco possieda un misterioso magnetismo e che la vita sia profondamente pervasa di magia sono due certezze della mia vita.

Eppure alcuni eventi sincronici, come li chiamerebbe Jung, ancora mi stupiscono donandomi un sorriso del cuore.

Stavo cercando un libro sulla storia e iconografia dei tarocchi pubblicato per la prima volta nel 1947, scritto in francese da un autore olandese, Gerard Van Rijnberk, tradotto in italiano nel 1980 e ristampato fino al 2009, ormai dieci anni fa.

Quindi, diciamo che stiamo parlando di un libro che non tutti hanno nella libreria del salotto.

Lo trovo acquistabile online e lo ordino al volo.

Quella stessa sera vado con mia moglie a cena a casa di Maya, una mia cara amica di origini indiane.

Tra pizza, chiacchiere e vino, ci si trova a parlare anche dei Tarocchi e, senza un motivo ben preciso, Maya si alza da tavola, va nella sua libreria e prende un libro dallo scaffale e me lo porge.

Esatto. Proprio il libro, ingiallito a causa di un decennio di vita, di Gerard Van Rijnberk.

Le probabilità che il suo volume capiti tra le mie mani lo stesso giorno in cui io l’ho ordinato è al limite dell’inverosimile, soprattutto data la tipologia di testo.
Oltretutto la mia amica Maya non è né una lettrice di Tarocchi né una profonda cultrice del tema.

Eppure eccolo lì, il libro, tra le mie dita.

Dopo aver riso con Maya e mia moglie Luce di questa strana “coincidenza”, torno a casa e ci dormo sopra.

Tre giorni dopo, mentre curioso sul web in cerca di qualche gustosa chicca sul Tarocco, trovo un saggio che letteralmente mi strega.

Il saggio è stato scritto dall’antropologa e docente universitaria Cecilia Gatto Trocchi, purtroppo scomparsa tragicamente nel 2005.

Torno a casa e mia moglie mi consegna il libro di Gerard Van Rijnberk che nel frattempo era stato consegnato dal corriere.

“Fantastico!” penso tra me e me, pregustando una serata di coccole, divano, calici di vino, pipa e lettura.

Mi siedo sul divano, prendo il tanto agognato volume e incomincio a leggerlo.

“Non posso crederci…”, mi dico, sfogliando le prime pagine ingiallite.

Non ci crederai mai, ma l’inizio di “I Tarocchi” di Van Rijnberk sono… le esatte parole di Cecilia Gatto Trocchi che mi avevano incantato poche ore prima!

Le prime pagine dell’edizione italiana del libro contengono il saggio che avevo appena letto,  dato che l’introduzione del testo era stata affidata proprio all’antropologa italiana.

E così mi trovo incredulo davanti a questi due eventi sincronici in rapida successione, comprendendo che per qualche ignoto motivo questo libro deve rivelarmi un messaggio.

Un volume impolverato appena ordinato, scritto da un’olandese 72 anni fa, appare a casa di una amica per caso. Un saggio ipnotico letto quel giorno stesso, scritto da una antropologa italiana, fa da cappello introduttivo proprio a quel vecchio libro.

Quante sono le probabilità del caso?

Come ho rivelato all’inizio, che il Tarocco possieda un misterioso magnetismo e che la vita sia profondamente pervasa di magia sono due certezze della mia vita.

Ed ora ti lascio, caro lettore.
Pagine sbiadite dal tempo mi attendono, pronte a stupirmi ancora.

 

Nota: il titolo dell’articolo, “I Labirinti del Caso” è un omaggio al titolo del saggio di Cecilia Gatto Trocchi a cui l’articolo riferisce, intitolato “I Labirinti della Ragione”.

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Grazie di Cuore.

Leggi anche: quando Andrea incontrò i Tarocchi

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