Caro Eremita, tempus fugit!

Il caro e vecchio Eremita è sicuramente una delle lame dei tarocchi più conosciute e amate.

Sarà per il suo aspetto solitario e indipendente, per la sua libertà senza costrizioni o forse per la saggezza che sembra emanare?

Siamo abituati, data la grande diffusione dei Tarocchi di Marsiglia e Rider-Waite, a immaginare l’eremita con in mano una lanterna e far luce nel buio.

Ma nei mazzi più antichi, come il Visconti-Sforza o il Carlo VI, il vecchio viandante in realtà reggeva non una lanterna, bensì una clessidra.

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L’Eremita con la clessidra nei tarocchi Visconti-Sforza

Molte volte ho sentito associare questa carta al concetto di saggezza, data l’età del personaggio raffigurato.
Ma se ci pensiamo bene, una persona che si allontana da tutto per meditare e riflettere lo fa perché non possiede già le risposte, altrimenti non necessiterebbe di cercare.

Questo arcano è forse più legato al pensare, al meditare più che alla saggezza e ci ricorda un memento mori e che il tempus fugit, poiché il tempo tutto dissolve, come Saturno, padre del Tempo, che tutto divora.

Inoltre, l’isolamento e la meditazione erano atti fondamentali per distaccarsi da ogni tentazione, al fine di cogliere il significato delle cose nascoste e giungere alla comprensione del divino.

Ecco, dunque, che il buon caro eremita ci parla di tutto ciò che si connette ai granelli di clessidra, alla lentezza, al trascorrere del tempo, che sia un momento di carpe diem o che sia il farci notare il nostro perdere tempo in un momento della nostra vita.

Quante volte in fondo, nei momenti di confusione della nostra vita, usiamo l’espressione “ho bisogno di tempo per pensare”

Eccoci, eremiti, nel buio di noi stessi a fare i conti con il dio Crono.

“Il giorno inizia e finisce comunque, senza il nostro consenso.
Non siamo padroni del tempo, ma solo padroni di dargli un senso.”

Luigi Augusto Belli

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Grazie di Cuore.

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