Leggere i Tarocchi a intuito

Quando incontro altri lettori di Tarocchi o persone che hanno cominciato da un po’ a leggerli, chiedo sempre con che approccio svolgano le letture e affrontino lo studio dei Tarocchi.

Lo so, non ci posso fare niente, sono una persona estremamente impicciona.

Ma lasciando da parte la mia sfacciata curiosità, la cosa su cui vorrei soffermarmi è il fatto che, statisticamente parlando, una grande fetta di queste persone risponde generalmente con “li leggo in modo intuitivo” oppure utilizza l’espressione “vado a intuito”.

In questi casi cerco di indagare e di fare qualche domanda in più per comprendere cose intendano con “a intuito” e quasi sempre scopro che l’intuizione c’entra molto poco.

Quello che la maggior parte delle persone in realtà intende dire è che legge le carte “a sentimento” e che si lascia semplicemente trasportare da ciò che le arriva dalle carte stesse.

E in fondo quasi tutti abbiamo iniziato così. Anche io.

Non è forse proprio per questo motivo che veniamo attratti da questo misterioso e magico strumento?
Per ciò che ci trasmette senza saperne riconoscere il motivo?

Me è importante fare una precisazione su questo punto.

Un conto è l’aver sviluppato la propria capacità intuitiva, un conto è andare “a sentimento”.
Quest’ultimo non è andare a intuizione, è andare a istinto.

O, per dirla in modo nobile, “andare a casaccio”.

L’intuito e l’istinto non sono la stessa cosa, sono due cose molto diverse, quasi antitetiche.

L’istinto porta con se tutta una serie di proiezioni inconsce che in una lettura andrebbero omesse o quanto meno riconosciute e controllate.

Se leggi le carte “a intuito”, un buon consiglio è quello di iniziare a discernere intuizione e istinto e allenarli entrambi in modo specifico.

Inoltre, ci sono intuizioni che giungono dal tuo inconscio personale e altre dall’inconscio collettivo, parlando in termini junghiani.

E anche queste due fonti sarebbe buono riconoscerle e distinguerle.

Dopo una chiacchierata più approfondita sul come mai tali persone scelgano un approccio “intuitivo”, le motivazioni che emergono sono quasi sempre le stesse:

  • non c’è la voglia o il tempo di studiare seriamente
  • se si possiede già un buon intuito, si crede che basti quello

Non fare in modo che queste diventino per te delle motivazioni valide per non svolgere uno studio serio e un lavoro su di te profondo, soprattutto se intendi metterti al servizio degli altri.

Tutti a volte andiamo in un museo e, senza conoscere la storia di alcune opere d’arte, semplicemente diciamo “questa scultura mi piace” oppure “questo quadro non mi dice proprio nulla”.

E concordo sul fatto non serva certo essere Sgarbi per trovare bella una scultura di Michelangelo, un quadro di Botticelli o per farsi una opinione su un Caravaggio.

Ma farlo credendo di essere divenuti improvvisamente dei critici dell’arte suonerebbe quantomeno ridicolo, non trovi?

Ogni carta del mazzo è un capolavoro racchiuso nel misterioso museo dei Tarocchi

È giusto “percepire” ciò che ognuno di questi capolavori ti trasmette e far sì che tu ne ottenga un’opinione personale.

Ma è fondamentale per me farti comprendere che “interpretare” queste opere sia tutt’altra cosa rispetto al semplice farsene un’opinione, e che le due cose richiedano conoscenze e sensibilità molto differenti.

Hai tra le mani un museo meraviglioso, non fermarti alle opinioni.
Quale spreco sarebbe.

 

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Grazie di Cuore.

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