La Papessa, la povera incompresa

Eh sì, lo so, questa carta è sicuramente una delle più ostili per molti lettori.

Spesso associata alla figura materna, tende a non piacerci per via della sua austerità e dogmatismo.

Non è raro trovare in giro per la rete – complice anche Jodorowsky – parole come rigore, fecondità, frigidità, donna austera, severità, intuito, madre.

Diciamo che vedendola come donna bigotta, il passo per rendercela antipatica è fin troppo breve.

Ma è davvero questo il significato di della Papessa?

In realtà la sua origine è molto diversa e pare avere ben poco a che fare con madri che covano uova.

Dagli studi storici risulterebbe infatti che l’allegoria della Papessa rappresenti il concetto della “Fede”.

Nella Cappella degli Scrovegni a Padova è possibile ammirare un affresco di Giotto che ritrae questa virtù teologale.

La somiglianza iconografica della fede rispetto alle immagini relative alla papessa dei mazzi storici, come ad esempio quella del presente nel mazzo Visconti Pierpont-Morgan, è innegabile.

Questa carta ci parla dunque di convinzioni profonde.

Il dizionario Treccani ci descrive la fede come:

“Credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui più che su prove positive”

La buona Papessa, in una lettura, ci rende dunque partecipi di quanto qualcosa ci convinca fermamente aldilà della conoscenza di cui disponiamo in merito.

Se invece ci appare in una posizione di blocco potrebbe dirci che non siamo pienamente convinti riguardo alla situazione.

“La fede è la forza della vita.
Se l’uomo vive, significa che in qualcosa crede.
Se non credesse che bisogna vivere per qualche cosa, egli non vivrebbe.
Se non vede e non capisce l’illusorietà del finito, egli crede in questo finito;
se capisce l’illusorietà del finito, egli deve credere nell’infinito.
Senza la fede non si può vivere.”

Lev Tolstoj

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Grazie di Cuore.

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