Attenzione: i tarocchi non sono pucciosi e coccolosi alla frutta

Questa storia che i tarocchi debbano essere sempre allegri e pucciosi forse sta degenerando.

Concordo sul fatto che un consulto debba essere funzionale e motivante per il consultante, ma questa moda new age alla “sole, cuore, amore” ad ogni costo dove ogni carta debba essere per forza splendente e luminosa sta un poco sfuggendo di mano, se si vuole comprendere seriamente la natura dei tarocchi.

Che i tarocchi siano diventati moda e business questo è ormai cosa nota, basti vedere il quantitativo di mazzi presenti in una qualunque libreria esoterica, ma questo ha un lato oscuro della medaglia piuttosto grottesco secondo me.

Le filosofie spicciole come il “pensa positivo”, “sei perfetto così come sei”, “la risposta è dentro di te”, “segui il tuo intuito”, “fai ciò che desideri” spesso vengono banalizzate e ridotte a un “vai bene così” e quindi qualunque cosa tu voglia fare allora va bene farla, dato che il tuo intuito ti dice di fare così e devi fare ciò che senti e la risposta è dentro di te e tutto è pieno di luce.

Si sa, lavorare su noi stessi è molto faticoso, per cui le filosofie dove ci viene invece detto che noi siamo esseri fantastici ci piacciono molto di più, così questo tipo di scuole di pensiero si è diffuso rapidamente.

I creatori di tarocchi, che ovviamente sperano di venderli, seguono a buon diritto i filoni che vanno per la maggiore e vendono di più. Così colgono la palla al balzo producendo una serie di mazzi affini a queste luminose filosofie, dove angeli, fate e colori sgargianti fanno da fil rouge alle nuove allegorie dei trionfi, smorzando o a volte del tutto cancellando raffigurazioni che veicolano sofferenza o cupezza.

Tutto molto bello, davvero, solo che i tarocchi sono ben distanti da questo concetto da zucchero filato. D’altronde è famosa la coccolosità medievale, no?

E se la torre fosse una festa piena di coriandoli e saltimbanchi? Sì, ho letto e sentito anche questo tra i suoi significati.

Peccato che La Torre non si chiamasse “La Torre” in origine, ma il suo nome variasse tra “la sagitta”, “il fuoco”, “l’inferno”, “la casa del diavolo”, “la casa del dannato”.

Ma ti pare per caso una festa giocosa?

Perché snaturare così l’iconologia delle carte, mutandole in cose che non sono?

La raffigurazione tipica dell’arcano della morte, lo scheletro armato di arco, falce o spada, spesso a cavallo, che mozza teste, gambe e braccia a destra a manca, non ci riporta in fondo subito alla memoria quel non so che di orsetti gommosi alla frutta?

Io credo che un buon cammino di crescita sia fatto anche di sfide spaventose, resistenza, controllo sui propri istinti, responsabilità, rinunce, sacrifici.

Vedere le cose come stanno e non come vorremmo vederle noi.

Hai mai sentito parlare delle “dodici passeggiate di salute di Ercole”? Forse no, forse erano le “fatiche”.

Nella mitologia norrena ad esempio, Odino, per giungere alla conoscenza, si impicca nove giorni e nove notti senza cibo e acqua, si cava un occhio e si trafigge con la sua stessa lancia. Così, per dire. Non va certo al luna park a divertirsi.

Pretendere che un percorso spirituale sia tutto positivo e puccioso è, a mio avviso, un gran bel modo di ingannarsi per vedere le cose meglio di quello che sono pur di non doverci confrontare con i nostri spauracchi.

Se vuoi lavorare con i tarocchi seriamente, ti do un consiglio spassionato, metti da parte la voglia di coccole confortanti e luminose. Perché, te lo assicuro, spesso i trionfi saranno assolutamente brutali.

Per fortuna.

 

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Grazie di Cuore.

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