Puoi leggere i tarocchi solo se hai il dono?

No. Vado contro tendenza, lo so, ma vorrei sfatare questo mito.

Per quel che riguarda la mia opinione, tutti possono imparare a leggere i tarocchi.

E qui già sento un coro di protesta da parte di coloro che vantano il famoso dono.

Che poi “dono” è una parola piuttosto generica.

Quale dono per l’esattezza? Che caratteristiche specifiche ha? Di quale entità? Le domande potrebbero essere molte.

Ma torniamo al punto.

Generalmente, le persone che possiedono una certa dote naturale si sentono in qualche modo parte di una cerchia ristretta, migliore delle altre, una élite. Quindi, dover ammettere che tutti possano imparare a fare quello che fanno loro li fa sentire meno speciali.

Già questo basterebbe a considerare queste persone ben poco adatte a un ruolo al servizio del prossimo, dato che dimostrano una certa insicurezza e un ego piuttosto spiccato.

Reputo un poco presuntuoso pensare di possedere qualcosa che non sia in alcun modo apprendibile da altri. E soprattutto, se io possiedo una facoltà senza aver mai faticato per averla, come posso essere assolutamente certo che non si possa allenare in alcun modo, dato che non ci ho mai dovuto nemmeno provare?

Ma prima di attacchi e rimostranze, cerchiamo di far luce sulla mia prospettiva in merito alla questione.

Come in ogni arte, vi sono persone con delle attitudini innate in grado di fare un’enorme differenza, su questo non c’è dubbio. In fondo non tutti possono suonare la chitarra come Carlos Santana, questo è chiaro, ma sarebbe assurdo dire che non si possa imparare a suonare la chitarra.

Tutti possono imparare a suonarla, poi ovviamente ci sono i talenti naturali che possono fare cose meravigliose, ma comunque tutti possono imparare a suonare.

Inoltre, c’è da considerare una cosa: avere un presunto dono non ti rende necessariamente un buon cartomante.

Ammesso anche che una persona per propria dote innata, aprendo le carte, possa vedere vita, morte e miracoli di una situazione, non significa affatto che sappia svolgere un buon consulto.

Un buon consulto non si basa su quante volte “ci azzecchi” o “indovini”. Quella è solo la base, il minimo sindacale.

La lettura dei tarocchi, per come la vedo io, non è semplicemente vedere delle cose e riferirle a qualcuno. Anzi, ho visto molti cartomanti fare dei danni piuttosto grandi rivelando ciò che vedevano.

Va anche considerato che molte persone, quando dicono di possedere “il dono”, parlano spesso di parenti defunti che rivelano loro delle cose, oppure di avere sogni premonitori, o di avere visioni, di poter guarire con miracoli, e via discorrendo. Tutto questo poco ha a che fare con la lettura dei tarocchi, in verità.

La cartomanzia non è negromanzia, né medianità, o chiaroveggenza di sorta. La cartomanzia è cartomanzia.

Ben venga il resto, per carità, ma poco c’entra con il leggere i tarocchi. In fondo se si usa il verbo “leggere” è proprio perché bisogna imparare a decodificare una lingua, non andare a sentimento.

Ma torniamo alla questione principale, chiedendoci se un dono innato sia necessario o meno.
Dunque, per come la penso io, forse il nocciolo della faccenda risiede in questo fattore:

l’intuizione, così come un muscolo, può essere allenata. E ciò che si può allenare, si può apprendere.

Il fatto che alcune persone riescano a farlo in modo naturale non significa che altri non possano impararlo.

Con tanto studio, lavoro su di sé, allenamento e pratica si può, secondo me, diventare degli ottimi lettori di tarocchi.

Ci sono molti tipi di dono, e ognuno possiede il proprio. Che può essere scoperto e coltivato.

 

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Grazie di Cuore.

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