Il matto, il sacco, il cane

Cosa c’entra un cane con la follia?
Come mai nell’arcano del matto il personaggio ha un bastone con una sacca appesa?

Oggi l’arcano noto come “Il Matto” lo associamo al classico giullare con bastone, sacca, un animale che lo segue, magari nei pressi di un gran bel dirupo.

Questa rappresentazione ci arriva principalmente dai mazzi cosiddetti marsigliesi o dai Rider Waite Smith.

La prima doverosa precisazione è che il cane non compare nei mazzi più antichi, come quelli viscontei o di Carlo VI, così come non compare nemmeno la sacca appesa al bastone.

Il dipinto trecentesco di Giotto in cui viene rappresentata la stultitia – la stoltezza intesa come stupidità, insensatezza, ingenuità – ritrae una figura quasi identica al matto presente nei tarocchi Visconti-Sforza, ovvero un uomo con un copricapo di piume sulla testa e una clava in mano. Nessun cane. Niente sacca.

Le piume in testa associate alla stoltezza come simbolo di irrazionalità, ingenuità, incostanza.

Il matto viene anche associato alla vuotezza.

Nei Tarocchini del Mitelli, il folle, oltre ad avere in mano una girandola come simbolo di incostanza – dato che cambia direzione insieme al vento – possiede anche un palloncino. Palloncino leggero e vuoto, come la testa degli stolti.

Nei tarocchi cosiddetti del Mantegna compare invece un viandante con bastone aggredito da un cane e la carta è nominata “Misero”.

Gli esempi di raffigurazioni medievali che associano folli, miseri e cani sono diverse.

Il cane era anch’esso un simbolo di incostanza, poiché vomita e rimangia subito dopo il proprio rigurgito.

Nel tempo la figura del folle dei tarocchi è stata edulcorata, facendo del cane che scacciava i viandanti un fedele compagno di viaggio, a volte addirittura trasformandolo in un gatto.

La sacca che si porta appresso il nostro giullare molto probabilmente è in realtà una sacca vuota, come la sua testa, simbolo appunto di stoltezza.

E il dirupo?

Interessante notare come nei tarocchi dei Visconti diverse carte mostrino le figure al bordo di un precipizio, come ad esempio nelle allegorie morte, temperanza, stelle, luna, sole e come pare intravvedersi nella carta del matto, purtroppo ormai deteriorata.

Potrebbe questo essere un escamotage per infondere una certa profondità prospettica, come ci suggerisce Mary Packard nel suo libro allegato al cofanetto “Tarocchi d’oro” edito da De Vecchi.

Se vuoi approfondire la splendida iconologia di questa allegoria ti consiglio di leggere il bellissimo saggio scritto da Andrea Vitali da cui ho preso spunto per questo articolo: Il Matto (Il Folle).

 

Se questo articolo ti è servito o ti ha emozionato, condividilo su facebook.
Un piccolo gesto può aiutare centinaia di altre persone.
Grazie di Cuore.

Leggi anche: La Torre, questa carta ambigua e spaventosa!

I commenti sono chiusi.

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: