Giudizio, Papa, Papessa e altre carte con nomi fuorvianti

L’Arcano XX, Il Giudizio… dai, ammettilo, ti sta sulle balle questa carta, non mentire.

Con il suo riferimento palesemente cristiano, il dito puntato di chi giudica dall’alto, non trasmette proprio simpatia.

«Ma poi, in una lettura, come cacchio la devo interpretare che non mi viene mai in mente niente?»

Ecco, se ti ritrovi in queste parole, tranquillo, capita a molti.

Questo fatto è in parte dovuto ad alcuni preconcetti derivanti dalla parola “giudizio“, che associamo a una sensazione negativa, oltre ovviamente ai riferimenti religiosi bigotti che attribuiamo alla Chiesa.

Questo avviene solitamente anche per gli arcani V e II, Il Papa e La Papessa, tanto da indurre diversi cartomanti a scegliere mazzi dove queste carte possiedono un nome diverso, e a volte anche una rappresentazione diversa, come Lo Ierofante e La Sacerdotessa e via discorrendo.

Così facendo si incorre però nel rischio di dare un’altra valenza alle allegorie, portando fuori strada durante l’interpretazione. Molto spesso sono i nostri preconcetti a renderci difficile l’accettazione dei significati delle carte.

In altri casi, invece, come accade ad esempio per La Torre o Il Giudizio, a fuorviarci non è soltanto qualche riferimento religioso ma anche il nome che queste carte oggi possiedono.

Questo può portare a fare associazioni come Giudizio → giudicare, giudicato che in realtà non si rivelano corrette.

Il Giudizio non giudica e la Torre non ha una torre

Sì, lo so, ti stai chiedendo cosa io stia blaterando.  Cercherò di spiegarmi meglio.

Prendiamo, ad esempio, la carta del Giudizio. Agli albori questo trionfo veniva comunemente chiamato Angelo, con riferimento al momento dell’annuncio del Giudizio Universale.

In alcuni mazzi odierni, come nel Tarocco Indovino prodotto dalla Dal Negro, l’arcano XX è ancora chiamato L’Angelo. Questa carta ci parla appunto del richiamo inevitabile, dell’annuncio, delle trombe che squillano per avvisarci dell’inevitabile incontro con la propria sorte finale.

Se è uso comune dire che l’ambasciator non porta pena, ecco che l’angelo annunciante il giudizio finale non è in realtà il giudice.

Sarà poi la divina giustizia ad emettere la sentenza.

Quello che può quindi aiutarti a non cadere nel tranello dell’associare il Giudizio all’essere giudicati o al giudicare è iniziare a chiamarlo L’Angelo.

«E la Torre che non ha una torre?» ti starai chiedendo.

Ebbene, come ti spiego nell’articolo “La Torre, questa carta ambigua e spaventosa!”, questo trionfo aveva anch’esso altri nomi e soltanto secoli dopo venne chiamato “La Torre”.

Tra i nomi che possedeva c’erano Fuoco e Sagitta (fulmine).

Per fuoco non si intendeva di certo la tranquilla fiamma di un camino, ma bensì il fuoco divino scagliato dal cielo.

Il concetto che questa carta dovrebbe riportare alla tua mente è quello di fuoco divino, di fulmine celeste, un avvenimento improvviso e di grande potenza, un presagio, più che all’edificio della torre con il tetto che si scoperchia.

«Come mai la torre che crolla non è il miglior modo di tenere a mente questa carta?» potresti chiedermi.

Ti rispondo con un esempio concreto.

Se cammini per strada e, incrociando lo sguardo di un’altra persona, ti scatta un colpo di fulmine, l’arcano XVI potrebbe ben calzare a descrivere il momento. Non trovi?

Se però, durante un consulto, ti esce la Torre, difficilmente la interpreterai come un bel colpo di fulmine tra due persone se la associ a un edificio che crolla con tanto di morti al seguito.

Pensare all’immagine della torre che crolla rimanda quasi sempre a significati negativi.

Quello che può aiutarti nelle tue interpretazioni della Torre è iniziare a chiamarla Fuoco o Fulmine.

La Papessa non è una sacerdotessa ma nemmeno una papessa, e il Papa?

«Andrea, cosa stai blaterando?» parte seconda.

Come abbiamo visto, alcuni mazzi traducono la papessa come una alta sacerdotessa per discostarsi da riferimenti tipicamente cristiani e austeri.

Come avrai letto nel mio articolo “La Papessa, la povera incompresa”, essa rappresentava non una persona fisica in carne ed ossa, anche se ci sono alcune teorie in merito, ma bensì il concetto di Fede.

Quello che può aiutarti nelle tue interpretazioni a non associare la Papessa a persone, madri e via dicendo, ma a un più corretto senso dell’allegoria originale, è l’iniziare a chiamarla Fede.

«E il Papa? Nemmeno lui è in realtà il Papa?», ti starai ora chiedendo.

Il Papa è proprio il Papa, il Pontefice. Questa carta non ha praticamente subito variazioni sino alla fine del Settecento.

Quello che però per alcuni cartomanti sembra essere un problema, una sorta di inconscia antipatia verso questa figura, risiede nel suo nome, inequivocabilmente cattolico.

Ma concentriamoci su ciò che può rappresentare il Papa, ovvero il concetto di bene, di saggezza, di autorità di una dottrina, il massimo rappresentante di un gruppo e colui che divulga e si fa portavoce di tale materia.

Se ci pensi, è il concetto di mentore, il maestro Joda della situazione, colui che insegna agli altri e che viene considerato come persona di riferimento, la persona a cui chiedere consigli importanti, una persona saggia, buona e carismatica.

Quello che può aiutarti nelle tue interpretazioni della carta del Papa potrebbe essere l’iniziare a chiamarla Mentore.

In conclusione

Come hai visto, a volte è solo il nome della carta a fuorviarti o a creare qualche antipatia, ma se vai oltre, se ne comprendi il senso allegorico, allora tutto diventa più chiaro e neutro rispetto a pregiudizi di sorta.

Ed ecco allora che L’Angelo, Il Fulmine, La Fede e il Mentore possono risuonare in un modo del tutto diverso.

Se vuoi conoscere meglio l’iconografia di queste allegorie puoi leggere i saggi iconologici di Andrea Vitali sul sito letarot.it:

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Grazie di Cuore.

Leggi anche: In una lettura di tarocchi evita i voli pindarici

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