Il grande mistero dei numeri romani nei tarocchi

Se prendi un mazzo di tarocchi marsigliesi da una parte ed un orologio a numeri romani dall’altra, ti accorgerai che alcuni numeri sono scritti in maniera diversa.

Se nel quadrante dell’orologio il quattro è scritto IV, nei tarocchi di Marsiglia invece è scritto IIII, mentre il nove non è IX come ci si aspetterebbe ma bensì VIIII.

Nei tarocchi i numeri romani sembrano essere additivi e non sottrattivi.

Detto in parole povere, il 4 non viene inteso come 5 – 1 ma bensì come 1 + 1 + 1 + 1.

Da questa apparente stranezza sono emerse negli anni teorie affascinanti, soprattutto tra i filoni che guardano ai tarocchi con una prospettiva evolutiva.

Secondo queste teorie, il motivo dello scrivere i numeri romani in modo additivo sarebbe una sorta di messaggio esoterico nascosto per far comprendere come il tarocco sia una via di espansione della coscienza dove dunque non si sottrae ma si aggiunge. Il numero diventa quindi una sorta di codice segreto significativo che cela in realtà tutta una serie di misteriosi significati.

Nel mondo della cartomanzia non è raro veder poggiare filosofie sopra ad alcuni dettagli ai quali vengono attribuite spiegazioni più o meno verosimili.

«Andrea, però il mistero resta!»

Hai ragione.

Come mai i numeri romani sono scritti in questo modo in certi mazzi di tarocchi?
E come mai non si usano, ad esempio, i tanto comodi numeri arabi?

Vediamo di far luce sulla faccenda.

I numeri nei tarocchi

Innanzi tutto va detto che nei mazzi di tarocchi più antichi, come nei tarocchi Visconti Sforza, i trionfi non erano affatto numerati.

Inoltre, l’ordine dei trionfi non era quello che conosciamo oggi tramite i tarocchi marsigliesi. Inoltre nelle prime raffigurazioni da cui i tarocchi marsigliesi paiono aver attinto, riscontrabili nel Foglio Cary, i trionfi non sono numerati.

Quello che però sappiamo è che quando comparvero i numeri sui trionfi furono numeri romani, nonostante alcune scuole di pensiero attribuiscano i tarocchi al mondo arabo o egizio.

I trionfi compaiono nel XV secolo in Italia, prima dell’invenzione della stampa.

I numeri arabi si diffonderanno in Europa proprio grazie alla stampa a caratteri mobili. Prima di questa grande innovazione fecero fatica a diffondersi ampiamente in Occidente per tutta una serie di motivi. Ad esempio nel 1280 la città di Firenze proibì l’uso delle cifre arabe da parte dei banchieri perché si temeva che il numero zero confondesse nei calcoli.

Quindi non è affatto sconcertante il fatto che l’italianissimo gioco dei trionfi possieda numeri romani anziché arabi, all’epoca erano molto più diffusi nel territorio di origine dei trionfi.

Numeri romani bislacchi

Ora che abbiamo parlato del probabile motivo che ha favorito l’uso numeri romani nei trionfi, come mai i numeri utilizzati sono diversi da quelli che possiamo vedere in qualsiasi orologio?

Anche in questo caso la risposta è semplice e molto meno poetica di quanto vogliano far credere alcune teorie misteriose e affascinanti.

Tieniti forte, sei pronto?

I numeri romani così come li si trova nei tarocchi di Marsiglia si usavano anche per diverse altre cose, non erano affatto fuori dal comune.

Il quattro si scriveva spesso IIII e il nove si scriveva spesso VIIII.

Il sistema di numerazione romano era in origine totalmente additivo, salvo alcuni rari casi, e i valori dei simboli venivano addizionati, non sottratti.

Fu solo in epoca medievale che si diffuse l’uso della formula sottrattiva per esigenze di comodità e velocità di scrittura.

Nonostante la successiva diffusione del sistema sottrattivo non era raro utilizzare ancora il sistema additivo in alcuni contesti.

I numeri romani additivi sono sotto gli occhi di tutti ancora oggi, ma spesso le cose più ovvie sono quelle che meno ci prendiamo la briga di osservare, sussurrerebbe Sherlock Holmes.

Ad esempio, se sei stato a Venezia e hai osservato attentamente la Torre dell’Orologio, costruita tra il 1496 e il 1499 dall’architetto Mauro Codussi, avrai notato che il quattro è scritto IIII e il nove è scritto VIIII, esattamente come nei tarocchi di Marsiglia.

«Coincidenze? Io non credo», esclamerebbe un certo Adam.

Come vedi, la numerazione romana additiva è da almeno cinque secoli in piena vista su di una torre gigantesca in una delle piazze più visitate del mondo senza che nessuno storico dell’arte abbia sentito l’esigenza di congetturarci sopra. Questo perché vedere i numeri romani scritti in forma additiva non era certo una novità o una stranezza.

Prima di farti attrarre da affascinanti teorie ed enigmi degni de “Il codice Da Vinci”, ricordati che spesso la storia rivela una verità molto più semplice e plausibile.

Questo non toglie che i tarocchi nascondano molti significati simbolici, ma prima di prendere per buona una teoria cerca sempre di documentarti se sia del tutto plausibile e se non esistano anche altre risposte, magari meno affascinanti ma di certo più convincenti.

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Grazie di Cuore.

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