I tarocchi tra Ragione e Sentimento

Caro mio folle vagabondo,

vorrei parlarti di Ragione e Sentimento, come il titolo di uno dei più famosi romanzi di Jane Austen.

Il tarocco, con le sue immagini allegoriche ed archetipiche, invitandoci a giocare con l’immaginazione, con intuizioni degne del linguaggio proprio del sogno, è vittima della convinzione che la ragione sia nemica, che studio e cultura siano da rifuggire, inconciliabili con quel famoso dono, frutto dell’intuizione e del sentimento, considerato come il solo e autentico maestro.

Si è andata così a perdere non solo una componente fondamentale dell’intero processo, la Ragione appunto, ma si è anche smarrita la capacità di comprenderne la sua profonda funzione.

«Quanto più il presente si fa torbido e ci sono problemi di carattere sia economico che morale, più il ricorso al mistero e alla magia impera, e questo lo abbiamo appurato in tutte le epoche», ci dice lo storico medievista Andrea Vitali in una sua intervista.

In un’epoca in cui i soldi per studiare sono pochi e i motivi per andare a lavorare sono molti, in cui il livello di istruzione si abbassa drasticamente e la velocità di diffusione dell’ignoranza e delle bufale attraverso i sistemi di comunicazione di massa cresce a dismisura, ecco che riappaiono le due fazioni di una guerra.

Insomma, ci si convince che chi è dotto ha studiato, chi ha studiato è benestante, chi è benestante è potente e chi ha potere è il nemico.

Da qui, il passo verso la fallacia che porta ad etichettare come nemici lo studio, la scienza, la tecnologia, la medicina e tutti quei frutti della ragione che non vengono più capiti ed accettati è piuttosto breve. Per contrappasso, tutto ciò che è povero, gratuito, naturale, illetterato, o semplicemente alternativo viene eletto a fonte di Verità indiscutibile.

Anche nel mondo dei tarocchi i secoli hanno fomentato la guerra delle guerre. Il povero contro il ricco, il popolo contro il tiranno, l’ignaro contro il dotto, il Sentimento contro la Ragione. La cartomanzia non è quindi esente da questa eterna lotta di classe, anzi, in un’epoca nella quale la conoscenza è paradossalmente alla portata di tutti, l’ignoranza si traveste irragionevolmente da Virtù.

«La mia cartomante è una signora che vive in un paesello e non ha mai studiato!», si sente affermare con sguardo fiero e mento alzato in segno di vanto.  Non ha studiato, per tale motivo di lei ci si può certamente fidare, lei che userà soltanto l’intuzione e non la putrida ragione.

Queste convinzioni mi rattristano molto. Non certo per la vecchina del paesello, ci mancherebbe, ma perché ci si rende conto che è andata a perdersi la Bellezza della Ragione, la Meraviglia della Logica, lo stupore per il Sapere.

Le nostre amate carte allegoriche, con la loro Storia e la loro Logica, non le si studia più, e lo si sbandiera anche con un certo orgoglio.

«Le carte io le leggo così, a intuito, non le ho studiate» diventa il manifesto di una ingiustificata ignoranza mascherata da carnevalesco pregio. La pretesa di comprendere il più complesso e completo sistema simbolico d’Occidente senza contaminarsi anche con il nozionismo della Ragione.

Si è passati dal «so di non sapere» al «non so niente e me ne vanto».

Fin dagli albori dell’umanità, l’uomo primitivo ha trovato nella dura roccia delle caverne un foglio bianco sopra il quale tramandare la conoscenza, una via per raccontare la sua stessa storia. Oggi, però, nessuno pare più possedere la voglia di leggere, il desiderio di studiare, il bisogno di conoscere.

Sarebbe opportuno porre fine al nostro considerare Ragione e Sentimento come due avversari, ma bensì come il Sole e la Luna.

Quanta bellezza, meraviglia e incanto ci stiamo perdendo negandoci lo spettacolo della Ragione che tramonta nell’alba dell’Intuito tingendo di fuoco una sera che si dischiude nell’Indaco stellato. Insieme.

La straordinaria Temperanza di una profonda comprensione.

 

Un abbraccio caldo e pieno,
Andrea

 

NOTA: L’immagine scelta per l’articolo è una porzione della Temperanza, dipinto a olio su tavola (167×88 cm) di Piero del Pollaiolo, databile al 1470 e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

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Grazie di Cuore.

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