Penny Dreadful, i Tarocchi e il pericoloso cliché

Ciao mio caro folle vagabondo, rieccoci nuovamente assieme.

«Andrea, di cosa parliamo oggi?»

Dunque, non so se ti sia capitato di guardare qualche puntata della serie televisiva statunitense “Penny Dreadful”.
La nota protagonista Vanessa Ives, interpretata dalla fantagnocca Eva Green, in una delle puntate entra in contatto con un bislacco mazzo di Tarocchi. Questo mazzo di dubbio gusto (se cerchi in rete “Penny Dreadful Tarot Cards” puoi vedere alcune delle carte) non è il vero indiziato di cui vorrei parlarti, ma ci arriviamo a breve.
Tale mazzo di carte, nella serie, appartiene ad una strega.

«Andrea, fammi indovinare, è una donna di una certa età, brutta, inquietante, che vive tutta sola in una dimora fatiscente in mezzo ad un bosco lugubre?»

Esatto! Giusto per non farsi prendere la mano con i cliché.
Ad ogni modo, va spezzata una lancia a favore dell’inquietante villica, possiede un mazzo di Tarocchi all’ultimo grido disegnato con la più recente versione di Adobe Illustrator. Forse suo nipote va allo IED, vai a capire.
Ma torniamo a noi.

Un luogo comune da mettere al rogo, si diceva.
Ebbene, la nostra amata protagonista, purtroppo, i Tarocchi non li sa leggere manco di sbieco per cui la vecchia mentore ha il compito di istruirla. Con tanto di cacagnata sulla fronte sferrata alla protagonista dato che è tonta.

Ma nessun problema, Vanessa è una strega e non ha certo bisogno di studiare, le basta stendere le carte, girarne qualcuna e “puff”, il significato sarà chiaro. Le carte riveleranno cose. Il famoso e fantomatico dono della strega, insomma. Ci si nasce.

Eccolo qua il nostro tanto agognato luogo comune da evitare.

Quello che vuole far credere che i Tarocchi non si debbano studiare, ma solo sentire. Se sei strega lo sai fare di default, hai il dono, poco da fare. Anche l’associazione Tarocchi/Strega è un altro tipico cliché.

Ho apprezzato la concentrazione che la mentore fa porre prima di estrarre la carta, l’intenzionalità. Non come vedo fare ancora a  molti, che estraggono chiacchierando o pensando ad altro.

Anche la disquisizione che la due donne fanno sui significati della carta del Diavolo, mentre vanno per boschi, è anche valida come approccio nel calare un concetto al concreto della vita, ma nuovamente è tutto ad appannaggio dell’istinto.

Il mazzo di Tarocchi viene, ovviamente, tramandato da strega a strega (pure i mazzi di carte progettati con Adobe Illustrator) e fine della questione. Ciao, ciao caro Amazon.

Questa leggenda metropolitana è ancora così ben radicata che sono numerose le persone che mi chiedono se il mazzo debba essere regalato o tramandato. E ci sono ancora molte persone che mi attaccano se affermo che non sia necessario un dono particolare per leggere le carte ma che tutti possano imparare, in qualche misura.

Tieni presente che i racconti, le leggende e le serie televisive si avvalgono di stereotipi. In alcuni casi, come per Penny Dreadful, sono funzionali allo storytelling.  Devono far presa su un immaginario collettivo, su quello che le persone ritengono sia plausibile date le loro pregresse credenze. Fa parte del pacchetto.

L’importante è che tu sappia riconoscere questi cliché e considerarli come tali e non credere che siano una verità solo perché «Eh, ma si sa, lo dicono tutti!»

 

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Grazie di Cuore.

Leggi anche: i Tarocchi tra Ragione e Sentimento

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