Anche nel gioco il matto è vuoto

Buongiorno mio caro folle vagabondo,
oggi vorrei parlarti della carta del Matto in qualità di assenza attiva.

Lo so, può sembrarti un pensiero altamente filosofico che trae i suoi spunti da chissà quale libro ermetico, e invece salta fuori dal libretto di istruzioni del gioco dei Tarocchi, proprio il gioco di carte in stile briscola, non una qualche stesa esoterica.

Come avrai forse già letto in altri miei articoli dedicati al Matto (come ad esempio Il Matto, Il Sacco, Il Cane o Cos’hanno in comune il Joker di Todd Phillips, IT di Stephen King e il Matto dei tarocchi?), questo trionfo viene associato anche alla vuotezza.

In fondo il Matto è lo zero, il senza numero.

«Andrea, ma cosa c’entra questo con il giocare a carte coi parenti?»

Presto detto.
Il Tarocco, in qualità di mazzo di carte da gioco, si è diffuso in diverse regioni d’Italia. Il Tarocco Piemontese è il più diffuso, anche se ne esistono altre varianti come il Tarocco Bolognese e il Tarocco Siciliano.

Ebbene, se prendi il libretto di istruzioni incluso in un qualunque mazzo da gioco, come ad esempio in quello del Tarocco Piemontese prodotto della Dal Negro di Treviso (una delle aziende italiane produttrici di carte da gioco più note nel nostro paese, insieme alla Modiano di Trieste), puoi trovare, in merito all’utilizzo del Matto:

«Il Matto, lo zero. Non prende mai e nello stesso tempo non può nemmeno essere preso da nessuna altra carta. Serve al giocatore per passare la mano, non giocare quindi al momento che ritiene più vantaggioso; per fare ciò basta che egli mostri tale carta agli avversari e la riponga tra le proprie.»
Libretto presente nel mazzo Tarocco Piemontese Dal Negro, pagina 4

Interessante, non trovi?

In primo luogo, il matto non può prendere ne essere preso, quindi un vuoto di presa. Una assenza di possibilità di essere preso o prendere.

In secondo luogo, serve al giocatore per passare la mano, ovvero un vuoto di giocare, una assenza di agire durante il turno di gioco.

In terzo luogo, questa carta non viene scartata o messa giù, per saltare il turno basta che il giocatore che ne sia in possesso mostri la carta e poi la riponga tra le proprie. Un vuoto anche nell’usarlo, ovvero non si deve compiere nessuna azione con questa carta, è sufficiente dimostrare di possederla.

«Andrea, però tu all’inizio l’hai definita una assenza attiva, non capisco!»

Hai ragione, porca miseria, mi tocca essere più chiaro.

Se la carta del Matto non avesse alcuno scopo, se fosse del tutto nulla, semplicemente non ci sarebbe nel mazzo o nel gioco non verrebbe semplicemente utilizzata o inclusa.

Invece il Matto nel gioco ha uno scopo ben preciso, l’azione della carta è quella di permettere la non azione.

Quindi non è assente, ma agisce per creare una assenza.

«Cavoli, un po’ astruso come concetto ma interessante!»

In un consulto, il Matto può essere, come già sai, l’assenza di ragione, la follia intesa come pazzia, come una cosa priva di senso, ma se unita ad altre carte può rappresentare anche l’annullare l’azione di altre carte.

«Andrea, potresti fare un esempio pratico?»

Certamente.
Matto + Morte, ad esempio, in un consulto potresti interpretarle come «folle cambiamento», «improvviso cambiamento», «cambiamento senza senso».

Ma, se cogli il concetto di assenza attiva, potresti vederla anche come «assenza di cambiamento», ovvero un matto di morte.

L’attribuire alla carta del Matto il significato di negazione è una cosa che mi è stata insegnata tempo addietro dal professor Andrea Vitali, la spiega egregiamente nei suoi seminari. Ciò che però mi ha fatto sorridere come un bambino è stato il fatto di trovarne una chiara riprova tra le regole di un gioco, curiosando in un libretto di istruzioni.

Chissà se i nostri nonni, al tavolo di una bocciofila, tra bicchieri di barbera e risate, si siano mai resi conto di questo grande insegnamento. Ah, la buona e cara saggezza popolare!

 

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Grazie di Cuore.

Leggi anche: il significato delle carte dei Tarocchi, da dove cominciare?

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