I Tarocchi, le allegorie e il cambiamento epocale

Ciao, mio caro folle vagabondo.

Un impermeabile giallo, due trecce. A cosa ti fanno pensare?
Come hai detto? Greta Thumberg?
Be’, risposta esatta.
Proprio qui ti volevo.

Sarà stato il titolo dell’articolo, che con il suo «cambiamento epocale» ti ha fatto involontariamente pensare al cambiamento climatico, oppure sarà stato il clima nordico dell’immagine che ti ha riportato alla mente l’origine svedese della giovane attivista, o forse semplicemente è bastato l’impermeabile giallo, resta il fatto che l’associazione con la cara Greta è stata pressoché immediata.

«Andrea, ma che diamine c’entra Greta con i Tarocchi?»

Ah, un bel niente. La foto non ritrae neppure lei nello specifico.
Non sono né lei né il cambiamento climatico il punto. Il punto sono le allegorie e il modo in cui le associ a dei concetti.

Un balzo nel Medioevo

Siamo sul finire del XIV secolo.
Sei un semplice mercante e stai sistemando la tua bottega. Ad un certo punto, tra le cianfrusaglie dimenticate, trovi uno strano mazzo di carte. Hanno un certo fascino mistico, un non so ché di religioso.

Sfogliando le bizzarre raffigurazioni che incontri, trovi dipinta una giacca gialla con cappuccio, voltata di spalle. Dai lati del cappuccio spuntano due trecce. Sei alle soglie del millequattrocento e la cara Greta deve attendere ancora sei secoli prima di nascere. Dell’inquinamento dell’aria non te ne può fregar di meno e il buco dell’ozono non hai la minima idea di che cribbio sia. Ma quelle strane immagini… sono così misteriose! Cosa significano?

Così, chiusa la tua bottega ti spremi le meningi (che cosa siano le meningi, tra l’altro, lo ignori probabilmente) e cerchi di trovare un senso a questa strana immagine. Forse quel saio con cappuccio è di qualche misterioso ordine religioso! Ti dici. E il fatto che non mostri il volto è un chiaro riferimento a una identità celata, un ordine iniziatico, forse. Il giallo è il colore dell’oro, del grano, del sole, simbolo di Cristo. Che alluda al potere e alla ricchezza che tale ordine segreto di monaci possiede?
Però due trecce, che riporti alla dualità tra bene e male, il sacro e profano, la luce e le tenebre?
E mentre nella penombra la tua ultima candela sta per finire, lasciandoti così al buio della notte, ecco che…

«Ma quale ordine iniziatico dorato e potente! Ma non dire stupidate, è Greta quella! Il cambiamento climatico, hai presente? La ragazzina con l’Asperger, su, la conoscono tutti! L’attivista svedese!»

La voce improvvisa alle tue spalle nel buio ti fa fare un salto alto fino al tavolo. Dopo esserti ripreso dall’infarto dell’agguato (ed esserti chiesto circa quarantadue volte chi sia questo Asperger che va in giro in compagnia della gialla dama), scorgi il te stesso del XXI secolo uscire dall’ombra con le lacrime agli occhi dalle risate per l’assurda interpretazione che hai dato della carta.

Un balzo nuovamente nel XXI secolo, ma guardando indietro

Ecco, accade lo stesso con i Tarocchi e le loro allegorie, ma al contrario.

Così come per le persone di oggi è palese l’associazione tra trecce, impermeabile giallo, Greta, ed il cambiamento climatico (senza sindacare se nella fotografia lei guardi verso destra, verso sinistra, che abbia una mano aperta e una chiusa o che la fotografia sia stata presa in mano dritta o capovolta), allo stesso modo, in epoca medievale erano piuttosto ovvie le associazioni tra le immagini dei Trionfi dei Tarocchi e il loro significato allegorico. L’Appeso o il Bagatto ad esempio avrebbero significato qualcosa di immediatamente comprensibile agli occhi dell’uomo del XV secolo. Così come la carta del Mondo e le altre.

Guarda con gli occhi del passato

Quando studi una allegoria è importante contestualizzarla, altrimenti rischi di fare come il povero mercante medievale che cerca di interpretare l’impermeabile giallo finendo nei vaneggiamenti.

Ad esempio, alcuni hanno asserito di vedere un UFO all’interno di un quadro della metà del Quattrocento, con tanto di scia della traiettoria di volo. Peccato che l’oggetto rosso non identificato (da loro) non sia altro che il cappello da cardinale di San Girolamo.

Una allegoria, come ci dice il vocabolario Treccani, può indicare una «figurazione pittorica o plastica di un concetto astratto».

Una donna che versava l’acqua da una brocca ad un’altra era un chiaro riferimento alla virtù cardinale della Temperanza, così come una donna con in una mano uno specchio e nell’altra un serpente indicava la virtù cardinale della Prudenza.

Interpretare, senza alcuna conoscenza iconografica, lo specchio in mano alla Prudenza come una donna che ammira se stessa e che quindi magari sia simbolo del narcisismo sarebbe ovviamente sbagliato.
Ogni cosa va contestualizzata nel linguaggio dell’epoca. Le allegorie dovevano insegnare, veicolare concetti, essere comprensibili.

Lasciarti trasportare dalle sensazioni è prezioso, intendiamoci. Ma se vuoi davvero cogliere ciò che le allegorie medievali dei Trionfi ti voglio dire non puoi strapparle dalla loro epoca. Così non puoi sradicare immagini o parole dai loro contesti.

Cerveza, in spagnolo, vuol dire birra. Se sei a Barcellona e leggi nel menù la parola cerveza non puoi pensare che, siccome suona simile a cervello, allora magari ti vogliano far bere della materia grigia, intendi?

Ecco, quando volti le carte non restare fermo dove sei, ancorato nel tuo di contesto. Tuffati indietro di almeno sei o sette secoli. Osserva il mondo con gli occhi di un uomo medievale.

Se vuoi approfondire molti significati di allegorie del passato ti consiglio il testo “Iconologia“, di Cesare Ripa. Se ne trovano edizioni con il testo integrale del 1603.

Un altro splendido testo per calarsi nella vita quotidiana del Due-Trecento è “Storia di un giorno in una città medievale”, di Arsenio e Chiara Frugoni.

Un abbraccio caldo e pieno,
Andrea

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Grazie di Cuore.

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