Sei empatico? Il segreto per proteggerti quando leggi i Tarocchi agli altri

Mio caro folle vagabondo,
lo so, lo so, sei empatico e quando leggi i Tarocchi è un bel casino.

«Andrea, guarda, non me lo dire!»

Tiro a indovinare, vediamo…

Dopo alcune letture di Tarocchi sei fresco come una rosa di plastica?
Sei accompagnato da simpatici sintomi come mal di testa, tristezza, nervosismo o morsa allo stomaco?
Godi di quella piacevole e vaga stanchezza che, in quanto a energia, la bambina della famiglia Addams sembra Pollon dopo che si è accoppiata con Arale?

«Sì, esatto! Empatico anche tu?»

A mio parere qui la questione non è tanto di empatia, ma di un approccio un po’ troppo amatoriale alle letture. Lo so, lo so, ti senti toccato nel vivo, ma lasciami spiegare.

«Va bene…»

Te lo premetto, sarò piuttosto schietto con te in questo articolo, mio caro lettore. Se mi segui da un po’ lo sai, sono fatto così: pane al pane, vino al vino (più vino che pane a dire la verità, preferibilmente rosso e ad alta gradazione alcolica).

Sfatiamo il mito dell’empatia

Mettiamo che un dentista debba inciderti la gengiva (per estrarti un dente del giudizio uscito storto, ad esempio) e appena tu senti il sapore del sangue in bocca ti inizia a girare la testa.

Ora ti faccio una domanda: se il dentista appena vede il sangue nella tua bocca inizia anche lui a sentirsi svenire, sbianca e deve sedersi, tu che cosa pensi?

«Oh, che carino, è empatico!» oppure «oddio, ma in che mani mi sono messo?»

Ecco, è questo il punto.

Se sei di fronte ad un consultante un po’ più tosto del solito (o non troppo allegro e gentile), oppure con un’energia che tu reputi “bassa” o “pesante”, e soltanto per questo motivo ti ritrovi in balia delle tue emozioni e sensazioni, be’, non è questione di empatia, è questione di essere il dentista che sviene alla vista del sangue: una persona impreparata per il compito che deve svolgere.

«Andrea, ma io infatti ci provo a schermarmi!»

La (pessima) strategia dello schermarsi

«Eh, ma devi proteggerti!», ti suggeriscono.
«Devi schermarti!», ti dicono.

Così, seguendo il saggio (forse) consiglio, ti prodighi ad indossare un bello scudo solido: magari creando attorno a te un cerchio magico, indossando un amuleto, coprendo il tavolo da consulto con cristalli vari.

Bene (per un po’), magari per un consulto o due.

Te lo posso assicurare, anche se durante i tuoi consulti ti ficchi un’armatura medievale in stile Superfantozzi o ti bardi peggio del cerusico di Feudalesimo e Libertà, alla lunga sarà sempre e solo un palliativo.

Durerà poco e ti farà consumare tantissima energia.

«Andrea, non mi è chiarissimo quello che vuoi dire.»

Cerco di essere più chiaro: immagina di volerti proteggere con un bello scudone di metallo, memore dei bei duelli del passato.
Perfetto.

Ora, le casistiche che possono capitarti sono due:

  • Primo caso: il consultante ha un’energia delicata come una piuma e quindi lo scudo che tieni sollevato non ti serve a nulla se non a farti i bicipiti.
    Risultato: finisce solo che sprechi un sacco di energia che potresti invece dedicare al consulto.
  • Secondo caso: il consultante, a livello energetico ed emotivo, colpisce ripetutamente il tuo bello scudo con un grosso martello che manco Thor e perciò sarà solo questione di tempo prima che ti ceda il braccio trovandoti senza difese.
    Risultato: avrai pochissima energia da dedicare alle carte e potrai fare ben pochi consulti di fila, tornando a casa asfaltato.

Come vedi, in entrambi i casi sprechi un sacco energia e sarà solo una questione di tempo prima che i tuoi consulti vadano a ramengo.

Certo, avrai incassato qualche colpo in meno, ma tornerai comunque a casa spompato e tutto ammaccato. Bello, eh? E te lo dice uno che di letture a volte ne ha fatte anche una ventina di fila.

Se vuoi fare sul serio con i Tarocchi e fare consulti lunghi o farne molti di seguito allora questa non è semplicemente una strategia sostenibile (a meno che tu non voglia strisciare sui gomiti riempiendo le scale di bava, ovviamente).

«Cavoli, Andrea, sai che non hai tutti i torti?»

E c’è una cosa ancora peggiore che si annida insidiosa in questo ragionamento.

«Oh, mammasaura, e quale sarebbe?»

Vedere il consultante come un avversario

Se senti di dover indossare uno scudo è perchè pensi di subire degli attacchi da chi ti trovi davanti, come se fosse un nemico.

Se parti dall’idea che il consulto sia un duello tra te e il consultante, be’, parti male secondo me.

Scontarsi è un ottimo modo per sprecare energie, godere di pessimo umore e proiettare un fracco di roba: insomma, molto poco efficace e scarsamente professionale.

Guarirsi le ferite di guerra e salv(i)arsi la vita

E se poi lo scudo non regge e qualche mazzata te la pigli lo stesso?

«Dopo devi purificarti!», ti suggeriscono.

E giù di salvia bianca che persino il tuo dirimpettaio viene ricoverato per intossicazione da fumo. Ma che bello!

Difenderti finché riesci per poi curarti le ferite di guerra? Non è una grande strategia, mio caro Sun Tzu.

Io credo che il compito del cartomante sia quello di aiutare il consultante a comprendere quello che le carte voglio rivelargli, non quello di mettersi armature e sopravvivere alle mazzuolate manco fosse la riunione di condominio di fantozziana memoria per poi finire la giornata sopra una barella a Pearl Harbor.

«Andrea, questo è tutto molto bello, però non posso mica farmi massacrare! Sai quanta energia di merda mi becco quando leggo i Tarocchi agli altri?»

Ed è proprio questo il problema, mio caro amico, ti ritieni parte dell’equazione.

«Come, scusa?»

Il segreto non è difendersi… il segreto è non esserci affatto.

Pugnalare fantasmi

Vedi, qualcosa può colpirti, indebolirti, appesantirti o accattarti solo nel momento in cui tu opponi resistenza.

Indossare uno scudo, schermarsi e proteggersi è come piazzare un muro tra te e il tuo consultante.

Io penso che la cosa migliore non sia quella di cercare di fermare i colpi, ma quella di lasciarsi attraversare. Quella di non esserci.

«Andrea, sembra un concetto complicato. Come faccio a non esserci?»

Lo so, non è semplice da comprendere né tantomeno da fare, ma con questo articolo vorrei più che altro offrirti una prospettiva, lasciando a te la via del sentiero da percorrere. Un primo passo per esplorare alcuni concetti.

Vedi, molte delle cose che senti attaccarsi a te, che senti essere causa di appesantimento, stanchezza, mal di testa o altri effetti collaterali dati dalla presunta empatia, nella maggioranza dei casi non sono altro che la tua reazione soggettiva a ciò che viene dall’esterno. Sono tuoi attaccamenti emotivi.

Quando fai un consulto, prova a non esserci. Prova a crearti un testimone esterno (se hai familiarità con Gurdjieff o con alcuni concetti di Alchimia sai di cosa parlo). In pratica è come se guardarsi dall’esterno.

Il tuo testimone osserva te stesso che legge le carte al consultante.

Se un consultante nella sua vita è molto triste allora tu, per empatia, potresti provare tristezza.
Se il consultante sta facendo delle scelte che ritieni stupide allora potresti provare rabbia o frustazione o sentirti migliore di lui.

Ma se invece tu sei solo un osservatore esterno allora stai solamente osservando un cartomante reagire con rabbia, o tristezza, o frustazione.

Non stai vivendo quelle emozioni da dentro, semplicemente le osservi da fuori, le lasci scorrere. Senza giudicare, senza intrometterti.

Se un consultante si arrabbia con te perché non gli dici cosa vuole sentirti dire, lascia che questo ti passi attraverso. Vivilo come se non lo stesse dicendo a te, tu sei solo il testimone. Il consultante lo sta dicendo al cartomante che tu stai osservando da fuori.

Guarda dall’esterno, come se fosse la scena di un film.

Quello che vedrai è solamente un consultante che prova rabbia per non poter ottenere ciò che vuole e allora direziona la sua rabbia verso chi si trova davanti a lui e che non gli da quello che vuole, in questo caso il cartomante.

Osserva la scena da fuori, lasciala scorrere, nessun attaccamento, nessun giudizio.

Quello che ti appesantisce in questi casi è il sentirti in difetto per non sapere o volere o poter accontentare gli altri.
Be’, ti svelo un piccolo segreto: questo non ha nulla a che vedere con la lettura, questo è un tuo problema personale frutto di alcune tue insicurezze.

La persona ti giudica, tu ti senti giudicato, ecco che inizia il duello. Per non parlare di quanto ti ergi a giudice altrui.

Lasciati passare attraverso, non essere attore. Sii il regista che guarda da dietro la macchina da presa.

Interpreta le carte, traducile, riporta quello che esse vogliono comunicare. Tutto il resto, semplicemente, osservalo dall’esterno e lasciati attraversare.
Nessuno scudo, o armatura. Nessuna resistenza o frizione.

«Andrea, ma non è un consiglio banale del tipo “lascia scorrere, non ci pensare”?»

Può sembrarlo a un occhio inesperto, ma io sto parlando di un’altra cosa. Sto parlando di crearti un testimone esterno che osserva il consulto da fuori restando nel ricordo di sé (se vuoi approfondire il concetto eccoti un esercizio sul Ricordo di Sé).

Non è soltanto un «ma sì, non ci pensare!».

È il fare i consulti da un altro stato mentale, un luogo dove non c’è giudizio.

Se pugnali un fantasma colpisci solo il vento.

Un abbraccio caldo e pieno,
Andrea

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Grazie di Cuore.

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