
XX — IL GIUDIZIO
La Risposta
Il Giudizio entra in scena quando qualcosa è diventato abbastanza chiaro da non poter più essere trattato come se non lo avessimo visto.
Non arriva per giudicare il Viaggiatore.
E soprattutto non arriva per dirgli che cosa deve fare.
Prima del Giudizio deve essere accaduto qualcosa: una comprensione è maturata, alcune conseguenze sono diventate riconoscibili, la storia ha mostrato abbastanza perché una domanda che prima poteva essere rimandata adesso chieda almeno di essere presa in considerazione.
È allora che si sente la sua chiamata.
Non dice quale debba essere la risposta. Dice che ormai esiste qualcosa a cui rispondere.
Questa distinzione gli impedisce di diventare un giudice o un'autorità morale. Non impartisce ordini, non stabilisce che il Viaggiatore debba agire immediatamente e non inventa una chiamata soltanto perché è comparso nella storia. La chiamata deve essere sostenuta da ciò che è realmente emerso.
Il Giudizio può essere scomodo proprio per questo. Finché qualcosa non è sufficientemente riconoscibile, possiamo ancora dire: non lo so. Ma quando una comprensione è maturata, quella frase può non essere più vera.
Rimane però intatta la libertà della risposta.
È qui che si distingue dalla Giustizia e dal Mondo. La Giustizia applica una misura e rende confrontabili le posizioni. Il Mondo riconosce che le parti hanno formato un insieme sufficientemente compiuto. Il Giudizio fa un passo diverso: ciò che ormai hai compreso ti pone davanti alla necessità di considerare quale posizione assumere.
Quando si presenta rovesciato, la chiamata può essere ignorata o continuamente rimandata. Può trasformarsi in auto-condanna, oppure provocare la reazione opposta: una risposta precipitata, data prima ancora di aver compreso che cosa ci venga realmente chiesto.
Ma il Giudizio non pretende obbedienza.
Vuole soltanto impedire che, dopo aver visto, continuiamo a comportarci come se non avessimo visto.
La sua voce
«Non sono qui per dirti quale risposta devi dare. Ma ciò che hai compreso ormai esiste, e non posso permetterti di chiamarlo ancora ignoranza. Adesso la risposta rimane tua.»