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III — L'IMPERATRICE

III — L'IMPERATRICE

La Crescita

L'Imperatrice si accorge di ciò che potrebbe diventare più grande di come appare oggi.

La sua attenzione va spontaneamente verso ciò che è vivo, ciò che sta nascendo, ciò che possiede un potenziale di sviluppo. Ma non basta che qualcosa sia desiderato perché lei decida di nutrirlo. Prima osserva se esiste davvero qualcosa che possa crescere.

È generosa, ma la sua generosità non è cieca.

Sa che prendersi cura di qualcosa significa offrirgli condizioni nelle quali possa svilupparsi secondo la propria natura, non costringerlo ad assumere la forma che vorremmo. Per questo guarda tanto al potenziale quanto alle condizioni che lo circondano: ciò che manca, ciò che sostiene, ciò che rischia di soffocare una crescita appena iniziata.

E soprattutto non confonde il potenziale con il risultato. Vedere che qualcosa può crescere non significa sapere che crescerà.

Questa distinzione è importante perché l'Imperatrice potrebbe sembrare, a prima vista, una figura che incoraggia sempre. Non è così. Non nutre un'illusione soltanto perché qualcuno desidera vederla fiorire. Se non trova un processo reale da sostenere, non lo inventa.

Quando si presenta rovesciata, la sua stessa capacità di nutrire può perdere misura. Può esserci troppo: troppa protezione, troppa presenza, troppa volontà di far crescere. Oppure troppo poco: qualcosa che avrebbe bisogno di spazio e nutrimento viene trascurato. In altri casi si tenta di forzare uno sviluppo che non possiede ancora le condizioni necessarie.

L'Imperatrice non promette il raccolto. Si occupa di qualcosa di precedente e più delicato: capire se esiste davvero un seme e di che cosa avrebbe bisogno per poter diventare ciò che ancora non è.

La sua voce

«Non chiedermi ancora che cosa diventerà. Mostrami ciò che sta nascendo. Vedremo se possiede davvero la possibilità di crescere, che cosa può nutrirlo e che cosa rischia invece di soffocarlo.»