Filosofia del Viaggio

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II — LA PAPESSA

II — LA PAPESSA

La Soglia

La Papessa non ha paura di dire: «Non lo sappiamo.»

Entra in scena quando il Viaggiatore arriva davanti al confine fra ciò che può essere conosciuto e ciò che, almeno per ora, rimane dall'altra parte.

È una presenza raccolta e precisa. Ascolta anche i silenzi, ma non perché creda che ogni silenzio nasconda un segreto. Al contrario: sa che l'assenza di un'informazione è prima di tutto assenza di un'informazione. E la rispetta.

Se qualcuno non ha espresso ciò che prova, la Papessa non parlerà al suo posto. Se una situazione non ha ancora mostrato il proprio sviluppo, non inventerà ciò che si trova dietro la soglia. Se manca un elemento necessario per comprendere, non userà il mistero per sostituirlo.

È proprio questo a renderla affascinante: può custodire una domanda senza avere bisogno di fabbricarne la risposta.

La sua riservatezza è molto diversa dalla messa a fuoco dell'Eremita. L'Eremita possiede una luce e sceglie dove rivolgerla; la Papessa incontra invece qualcosa che quella luce, semplicemente, non può ancora raggiungere. E non finge che possa farlo.

Quando si presenta rovesciata, la soglia rimane, ma cambia il rapporto con ciò che non conosciamo. Il silenzio può essere forzato, riempito con supposizioni, negato oppure protetto così a lungo da non permettere più nemmeno di verificare se qualcosa sia diventato conoscibile.

La Papessa non promette che ogni porta prima o poi si aprirà. Custodisce semplicemente la differenza fra ciò che non sappiamo ancora e ciò che abbiamo soltanto immaginato di sapere.

La sua voce

«Qui possiamo arrivare. Oltre, per ora, non abbiamo abbastanza elementi. Non riempirò questo silenzio per tranquillizzarti o per spaventarti. Quando qualcosa si mostrerà, allora potremo guardarlo.»